Un lungo applauso al termine dagli oltre 4.500 spettatori tra i quali anche l’attrice premio Oscar Helen Mirren
Ecco cosa produce la follia del potere sulle pelle di chi è costretto ad obbedire e a pagare con la vita il prezzo di decisioni di pochi.
E’ il senso della messa in scena de “I Persiani” nella versione proposta dal regista Alex Ollé, al debutto ieri sera al Teatro Greco, che rende ancora più contemporaneo, se possibile, il messaggio di Eschilo.
Un scenografia essenziale ma imponente con un grande tavolo attorno al quale i potenti si riuniscono per prendere decisioni importanti e un grande schermo che rimanda i volti di chi parla, rendono le parole pronunciate ancora più forti.
La tragedia racconta la disfatta persiana dopo Salamina, con la morte di migliaia di soldati e il ritorno di re Serse sconfitto dopo l’annuncio della rovina da parte del Messaggero.
In scena i dignitari a commentare quanto accaduto, e la regina Atossa la cui unica preoccupazione è quella, una volta accertato il ritorno di suo figlio Serse, di prolungare il potere di Dario, che appare in scena come un’Ombra.
A condannare gli effetti della guerra tre figure che entrano in scena in tre momenti diversi: la moglie di un ragazzo, la cui vita viene stravolta dalla chiamata in battaglia e dalla successiva morte in trincea. Poi c’è un uomo che la guerra l’ha vissuta in prima persona, ma che pur avendo avuto la fortuna di tornare vivo, non è più lo stesso, perseguitato com’è dagli orrori che ha vissuto. Ed infine compare la madre di un soldato che comunica tutta la sua disperazione per la morte del suo ragazzo.
Le loro sono parole di forte condanna verso la guerra che ha cambiato irrimediabilmente il corso delle loro vite.
Sembra non essere cambiato nulla, invece, per la regina Atossa e per suo figlio, il re Serse, che concludono la tragedia seduti al tavolo a condividere la cena, incuranti di tutto quello che è accaduto, con l’intento di continuare a gestire il potere.
“Mettere in scena oggi I Persiani significa restituire vitalità a un classico che continua a parlare al presente, affrontando temi come tensioni politiche, conflitti armati e ferite collettive – sono le parole del regista -. La rilettura contemporanea non tradisce Eschilo, ma ne amplifica la risonanza, rendendo il linguaggio e le immagini accessibili al pubblico odierno, in modo che gli interrogativi posti da Eschilo quasi 2500 anni fa continuino a interpellare la nostra coscienza. La tragedia viene interpretata come riflessione sull’illusione del potere perpetuo, incarnata da Atossa e Serse, desiderosi di prolungare l’egemonia imperiale di Dario. Questa tensione rivela come la
volontà di rimanere sul trono, di proiettarsi oltre i limiti del proprio tempo, contenga il germe della rovina”.
Ad interpretare Serse è Massimo Nicolini, che torna per l’ottava volta al Teatro Greco. Giuseppe Sartori è il Messaggero che porta sul palco attraverso il suo racconto doloroso, l’oorrore che ha vissuto.
Al debutto Alessio Boni che interpreta lo Spettro di Dario. La regina Atossa è interpretata da Anna Bonaiuto.
Per tutti loro un lungo applauso dagli oltre 4.500 spettatori tra i quali anche l’attrice premio Oscar Helen Mirren e poi ancora gli attori Aldo Baglio e Donatella Finocchiaro.
Lo spettacolo resterà in scena fino al 28 giugno per poi essere allestito al Teatro Grande di Pompei, dal 10 al 12 luglio.
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