La coppia di genitori ex affidatari preadottivi raggiunti dalla misura del divieto di incontro
Il caso della bimba di 7 anni per la quale il tribunale per i Minorenni di Catania ha deciso il ricongiungimento con la madre naturale registra un nuovo capitolo con l’esecuzione della misura del divieto di incontro emesso dal Gip di Siracusa nei confronti della coppia di genitori ex affidatari preadottivi.
Ciò a seguito delle segnalazioni del Tribunale per i Minorenni e della madre biologica sul presunto rifiuto che sarebbe stato messo in atto dalla coppia di dare esecuzione al provvedimento del 17 luglio 2025 di affidare la bambina ai servizi sociali del Comune di Siracusa, per poi essere definitivamente collocata dalla madre naturale.
Nella nota della Procura vene ricordata la storia della bambina, nata all’estero nel 2019 e arrivata in Sicilia a tre anni su un natante soccorso dalla Ocean Viking.
Dopo lo sbarco, vengono avviate le ricerche dei genitori della piccola che nel frattempo viene affidata alla coppia siracusana, individuata tra i richiedenti adozione.
A luglio 2023, visto l’esito negativo delle ricerche il tutore della minore avanza istanza di riconoscimento dello stato di abbandono, per poi procedere alla dichiarazione di adottabilità. E invece pochi giorni dopo arriva la notizia dello sbarco di una donna, giunta a Brindisi a marzo, che stava ricercando la figlia, il cui nome coincideva con quello della bimba affidata alla coppia siracusana. Il successivo test del Dna conferma il legame materno tra la donna e la bimba.
Da qui l’avvio del percorso di riavvicinamento madre-figlia con la coppia siracusana che viene invitata a non ostacolare il loro ricongiungimento.
Da quel momento, secondo la Procura, i genitori collocatari avrebbero messo in atto in atto operazioni di
intralcio al ricongiungimento sia attraverso azioni materiali che psicologiche.
Il 31 marzo la decisione del Tribunale per i Minorenni di revocare il collocamento della bambina nella famiglia affidataria, e di inserirla in una famiglia ponte in vista del ricongiungmento con la madre biologica.
Della mancata attuazione del provvedimento la Procura ritiene responsabile la coppia di affidatari che avrebbe progressivamente interrotto ogni forma di socialità della bambina.
In poche parole la coppia, secondo l’accusa, avrebbe manipolato e operato pressioni psicologiche.sulla bambina al solo scopo di ostacolare l’esecuzione del provvedimento del Tribunale.
Ieri la notifica dell’ordinanza di divieto di incontro e contestualmente l’esecuzione del provvedimento del Tribunale per i minorenni.
“E’ d’obbligo evidenziare – conclude la Procura – come allo stato si tratti comunque di un quadro indiziario
meritevole di successivo approfondimento nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati”.
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