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Il forte di Capo Passero: “Meglio esser spinti dall’invidia che essere compianti dalla pietà”

di Marco Monterosso
capo passero

La distruzione in un anno imprecisato, tra il 1370 e il 1390, da parte di “pirati barbareschi” di Terranova (Gela) e poi nel 1393 la cattura, nella stessa città, del vescovo di Siracusa Tommaso de Herbes, impegnato nella sua visita pastorale, rese del tutto evidente l‘inefficienza del sistema di avvistamento e difesa costiero dell’isola.

Per far fronte a tali accadimenti nel 1402, re Martino decise di costruire lungo le coste siciliane numerose torri di cui almeno cinque dovevano essere poste a difesa del litorale sud orientale, tra queste una fu realizzata nel lembo più meridionale e più esposto dell’isola, a Capo Passero, a quel tempo tenuto in feudo da Ruggero Ruffino.

Sappiamo che nel 1526 la torre, dopo essere stata diroccata, o almeno gravemente danneggiata, dal pirata Dragut, fu ricostruita a spese del Senato di Noto che vi fece apporre un’iscrizione, oggi non più esistente: “SENATUS POPOLUSQUE NETINUS ITERUM EREXIT AB ANNO 1526”. Tuttavia già nella seconda metà del Cinquecento, ancora fortemente danneggiata da un ulteriore attacco, la torre di Capo Passero non appariva più affidabile. Cosicché nel 1583 il viceré Marcantonio Colonna decise di conferire all’ingegnere Giovanni Antonio del Nobile l’incarico di recarsi a Capo Passero per “riconoscer diligentemente le torri et forti che vi bisognino, per scoprimento di cale, corrispondenza de’ segni et maggior sicurezza di quella parte”.

Fu però solo nel 1596 che la Deputazione del regno tornò ad occuparsi della cosa, impegnandosi a “metter in essecutione l’opera lungamente procurata d’un forte designato a Capo Passero” e preventivando una spesa di 18.000 scudi da suddividere tra le città di Messina, Siracusa, Noto e Modica.

Il cantiere per il nuovo forte fu aperto nel 1599 ma fu chiuso, per mancanza di fondi, già l’anno successivo. Dopo che il Parlamento siciliano riuscì a raccogliere, attraverso un’apposita imposta la somma necessaria, il cantiere fu riaperto nel 1603 e i lavori completati nel 1607 quando, sopra il portale d’ingresso, fu posto lo stemma della casa reale di Spagna.

Il forte di Capo Passero: “Meglio esser spinti dall'invidia che essere compianti dalla pietà”

Di perimetro quadrato con lati di 35 metri, il forte fu posto sul punto più alto dell’isola, poggiante su di un basamento, senza aperture, che si innalza per 4 metri rispetto al piano di campagna. Al piano terra sono ricavati quindici ambienti, privi di aperture all’esterno, ed è presente una cappella dedicata alla Vergine Annunziata. Al suo interno si trova una sepoltura che riporta la seguente iscrizione:
“DOM QUI GIACE L‘ALFIER LOPE DI MEDRANO IL P° DI 7BRE XV IND. 1631”.
Un sistema di grondaie convogliava l’acqua piovana all’interno di una cisterna, posta al centro della corte. Su di un architrave, posta all’ingresso di uno degli alloggi, è presente una scritta che riporta:
“MELIUS EST INVIDIA URGERI QUAM COMMISERATIONE DEPLORARI. 1701”

Il forte di Capo Passero: “Meglio esser spinti dall'invidia che essere compianti dalla pietà”
A fianco della chiesetta, su di un frontale, è presente invece la seguente epigrafe:

“QUESTA CHIESA NON GODE DELLA IMMUNITÀ ECCLESIASTICA IN FORZA DI BREVE DI BENEDETTO XIV SPEDITO A V MARZO 1751, REGNANDO CARLO BORBONE RE DELLA SICILIA, ESSENDO VICERE E CAPITANO GEN. DI QUESTO REGNO IL DUCA DI VIEFUILLE E GOVERN. DI QUESTA FORTEZZA IL CAPITANO D. GIUS. JACOBANNO”.

Al piano superiore, raggiungibile solo attraverso una rampa di scale, che si interrompeva a qualche metro dal portone di ingresso, raggiungibile attraverso un ponte levatoio, si trovano ulteriori sedici ambienti, pressoché privi di aperture verso l’esterno e anch’essi adibiti ad alloggi. Gli ambienti del secondo piano, disimpegnati da un ballatoio sostenuto da grandi mensole, ospitavano il comandante e gli ufficiali della guarnigione. Il terzo piano o terrazza, era adibito invece all‘artiglieria e alle riserve di polvere. Il forte fu messo alla prova nel 1671 quando due vascelli nemici piombati sull‘isolotto di Capo Passero furono respinti dalla pronta reazione del castellano e dal sollecito intervento delle “milizie … cossì di piedi come di cavallo”, al comando di alcuni nobili netini.

Il forte di Capo Passero: “Meglio esser spinti dall'invidia che essere compianti dalla pietà”

Tra il 1722 e il 1797 trovarono alloggio sull‘isola un presidio di militari tedeschi al comando di un “prefetto”, ma anche alcuni deportati politici e varie famiglie di civili. In quello stesso periodo fuori dal forte, fu eretta un‘altra chiesetta, dedicata alla Madonna del Carmelo, adibita principalmente ad uso cimiteriale. L‘ultima testimonianza di un’incursione nemica nei pressi di Capo Passero risale al 1808, quando sette navi algerine, con equipaggio formato da turchi e cristiani schiavi, scorrazzò nella zona, causando gravi danni.

Definitivamente tramontato il periodo delle incursioni piratesche, nel 1871, sulla terrazza del forte fu installato un faro che, nel periodo tra le due guerre mondiali, fu sorvegliato da un piccolo contingente della Marina militare. In quella circostanza fu ricavato un lavatoio accanto alla cisterna del cortile, furono murati alcuni ingressi del pianterreno e vennero restaurati i locali del primo piano con l‘applicazione di intonaci e piastrelle. Dopo la seconda guerra mondiale il forte fu definitivamente abbandonato.

Rimandi bibliografici:

G. Agnello, Le torri costiere di Siracusa nella lotta anticorsara, in Archivio Storico Siracusano, IX, 1963

S. Burgaretta, La presenza dell’uomo, in Ente fauna siciliana (a cura di) L’isola di Capo Passero, Ediprint, Siracusa, 1988

L. Dufour, Antiche e nuove difese, in M. Zecchini (a cura di) Castelli e torri del siracusano. Catalogo della mostra omonima, Lombardi, Siracusa, 2000

 

Foto: Catalogo generale dei Beni Culturali https://www.catalogo.beniculturali.it/

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