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Guardia di finanza

Frode milionaria sul Superbonus: tutti i dettagli dell’indagine partita da Siracusa ed estesa in 5 Regioni VIDEO

Dodici denunciati e 5 decreti di sequestro preventivo urgente eseguiti

Cinque decreti di sequestro preventivo d’urgenza per oltre mezzo miliardo di euro  di crediti derivanti da una frode sul Superbonus oltre a 10 milioni di crediti Iva fittizi, 12 persone denunciate con 9 province e 5 Regioni coinvolte.

Questi in sintesi i numeri di un’indagine, eseguita dalla Guardia di finanza di Siracusa e coordinata dalla Procura aretusea con la collaborazione fattiva dell’Agenzia delle Entrate, che ha sventato un frode milionaria ai danni dello Stato.

Tutto ha inizio a dicembre 2025 da alcune posizioni fiscali “anomale” emerse attraverso l’interrogazione delle banche dati in uso alla Guardia di Finanza e da una denuncia depositata dal legale rappresentante di una cooperativa sociale di Siracusa, beneficiaria di agevolazioni fiscali riconducibili al Superbonus nell’ambito di interventi di riqualificazione edilizia per la realizzazione di una Rsa per anziani.

Dal cassetto fiscale della cooperativa sono emersi ingenti crediti d’imposta per importi superiori a quelli spettanti.

Dai primi accertamenti emerge che la cooperativa si è avvalsa di tre società per i lavori di riqualificazione energetica e nei loro cassetti fiscali erano stati iscritti crediti d’imposta per 32 milioni di euro.

Le verifiche dei periti nominati dall’autorità giudiziaria hanno permesso di evidenziare che due delle tre società, entrambe siracusane, risultavano avere effettivamente seguito i lavori di efficientamento sismico ed energetico della struttura, ma lo stato reale del cantiere era incompatibile con quanto dichiarato a fronte di fatture per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro.

I lavori effettivamente riscontrati risultavano infatti di entità minore, le imprese peraltro presentavano strutture organizzative estremamente ridotte, capacità finanziarie modeste, organici di personale esigui.

La terza società pugliese risultava invece aver maturato crediti per oltre 24 milioni ma era addirittura sconosciuta alla committente.

Gli investigatori ritengono di trovarsi di fronte a due distinte forme di truffa: una frode per sovraffaturazione e una frode per operazioni integralmente inesistenti che riguarda la terza società, quella pugliese.

“Ravvisato il rischio concreto di dispersione del profitto illecito derivante dal rischio di cessione dei crediti a terzi – si legge nella nota – la Procura di Siracusa all’11 febbraio dispone in via di urgenza un sequestro preventivo per circa 30 milioni di euro”.

A seguito del monitoraggio del cassetto fiscale della Cooperativa emerge un ulteriore dato allarmante. all’insaputa della cooperativa risultano ceduti nuovi crediti d’imposta a ulteriori 12 società con sede a Bari, Firenze, Genova, Roma, Milano e Trento, che risultano amministrate da stranieri tutti irreperibili e con precedenti penali specifici.

Nessuna delle società nei cui cassetti fiscali erano stati appostati i crediti risulta avere emesso fatture nei confronti della cooperativa né trasmesso all’Agenzia delle Entrate alcun documento fiscale.

Da qui il 3 marzo secondo sequestro preventivo d’urgenza da parte della Procura per ulteriori 30 milioni di euro.

La svolta arriva nel momento in cui i nominativi delle  12 società colpite dal secondo provvedimento di sequestro arrivano al Nucleo speciale Entrata e Repressioni Frodi Fiscali di Roma e all’Agenzia delle Entrate, Divisione Contribuenti Settore Contrasto Illeciti: l’analisi dei dati raccolti porta alla segnalazione di due professionisti di Chieti che avevano prodotto ulteriori 2000 comunicazioni sia in favore delle 12 società concessionarie già colpite dal secondo provvedimento di sequestro che di altre società, generando crediti d’imposta verosimilmente fittizi riferiti al 2025 per centinaia di milioni di euro.

In pratica venivano utilizzati i dati catastali di immobili effettivamente esistenti dove erano in corso o erano già stati realizzati i lavori di riqualificazione edilizia eseguiti però da imprese, assolutamente estranee al circuito fraudolento a completa insaputa di amministratori e proprietari.

Pertanto la Procura di Siracusa dispone due ulteriori provvedimenti di sequestro preventivo d’urgenza: il 18 marzo  di 300 milioni di euro e il 27 marzo di oltre 210 milioni di euro.

“In tutto – si legge nel documento – si tratta dunque di 4 decreti di sequestro preventivo d’urgenza con il contestuale blocco telematico operato dall’agenzia delle Entrate che hanno evitato che centinaia di milioni di euro una volta immersi nel circuito delle cessioni si disperdessero in una catena di operazioni impossibili da ricostruire, causando un rilevantissimo danno per l’erario”.

Nel corso delle indagini sono state eseguite perquisizioni negli studi e nelle abitazioni dei professionisti coinvolti ed è stato sequestrato materiale documentale e informatico che porta a pensare a pensare all’esistenza di un’organizzazione criminale che faceva capo a un gruppo di professionisti che operavano in Lombardia.

Il loro compito consisteva nel mantenere i contatti con gli intermediari utilizzati per l’inserimento dei dati e per reperire prestanomi a cui intestare le società coinvolte nella frode scaricando su di loro le eventuali responsabilità penali.

È stata Inoltre scoperta un ulteriore prode riguardante l’Iva: alcune delle società prime concessionarie sono state destinatarie di numerose fatture false per lavori edili mai eseguiti emesse da cinque società cartiere sempre riconducibili all’organizzazione che hanno presentato la dichiarazione annuale Iva per il periodo d’imposta 2025, nella quale hanno posto in essere un ulteriore truffa di circa 10 milioni di euro

Anche in questo caso il sequestro immediato di questi crediti fittizi.

In pochi mesi i due intermediari abilitati hanno trasmesso sulla piattaforma cessione crediti dell’Agenzia delle Entrate oltre duemila comunicazioni di cessione con il record raggiunto il 27 febbraio, giorno in cui uno dei due intermediari ha trasmesso 175 comunicazioni caricando sulla piattaforma crediti fittizi per 98 milioni di euro.

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