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Un detenuto si impicca in cella a Cavadonna: inutili i soccorsi

Un detenuto si impicca in cella a Cavadonna: inutili i soccorsi

Avviata un’indagine interna per verificare cosa sia accaduto, anche la Procura di Siracusa ha aperto un fascicolo

Un detenuto del carcere di Cavadonna, un giovane gambiano,si è suicidato, impiccandosi nella propria cella.

Gli agenti della polizia penitenziaria hanno tentato di soccorrerlo, ma inutilmente.

Il giovane si trovava al blocco 50 quello dei detenuti per reati comuni. Sembra che la direzione del carcere lo avesse già tenuto sotto osservazione per alcuni problemi di carattere psichiatrico.

È stata avviata un’indagine interna per verificare cosa sia accaduto ed anche la Procura di Siracusa ha aperto un fascicolo.

“È scandaloso il silenzio della politica di fronte all’ennesimo suicidio verificatosi all’interno delle carceri”: commenta Pino Apprendi dell’Osservatorio Antigone Sicilia, l’associazione che si occupa dei diritti e delle garanzie nel sistema penale.

“Si tratta -aggiunge – del settimo suicidio registrato dall’inizio dell’anno nelle carceri siciliane.

Riteniamo necessario rivedere il sistema penale per introdurre misure alternative alla detenzione. Il carcere – conclude – in molte circostanze non è la soluzione idonea per l’espiazione della pena e la rieducazione della persona”.

Sull’accaduto interviene il deputato regionale di Prima l’Italia, Giovanni Cafeo: “Questi episodi drammatici, peraltro denunciati – dice – in più occasioni dalle organizzazioni sindacali, vanno affrontati con urgenza da parte del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) e del Governo nazionale.

È di tutta evidenza – prosegue – che i direttori delle carceri dispongono di pochissime risorse, tra cui figure professionali come psicoterapeuti e psichiatri, per provare ed evitare tragedie che si consumano con tale periodicità.

“È fondamentale che detenuti ed agenti – aggiunge Cafeo – siano monitorati, attraverso colloqui con i professionisti che farebbero da termometro, non solo psicologico ma anche sociale”.

Facendo poi riferimento al problema del sovraffollamento delle carceri aggiunge: “La complessità del problema è sotto gli occhi di tutti – conclude Cafeo – ma bisogna affrontarla con chirurgica precisione, coinvolgendo tutti gli attori in campo”.

 

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