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Thapsos: un caso come tanti tra incuria e mancata valorizzazione ?

di Marco Monterosso
thapsos

Tra le numerose testimonianze archeologiche del nostro territorio il sito di Thapsos (Priolo Gargallo) è
certamente uno dei più colpevolmente abbandonati all’incuria.

Il sito del parco archeologico non gli dedica nemmeno una scheda esplicativa (https://parchiarcheologici.regione.sicilia.it/siracusa-eloro-villa-tellaro-akrai/) e tra i luoghi della cultura del Ministero dei BB.CC. la striminzita scheda dice sostanzialmente che il luogo è chiuso, rimandando ad un numero telefonico e ad una mail della soprintendenza. (https://www.beniculturali.it/luogo/thapsos#apertura).

A Thapsos sembra sia presente pure un antiquarium ma la sua esistenza riveste quasi natura mitologica in quanto, almeno in rete, non se ne fa praticamente menzione così come non è dato sapere cosa contenga, né tanto meno in che condizioni di fruizione si trovi.

Nel corso degli ultimi venti anni, nonostante “convenzioni” e “protocolli d’intesa” strombazzati a mezzo stampa, l’area archeologica di Thapsos è stato di fatto abbandonata, nel marzo del 2014 un comunicato annunciava, dopo una riunione tra il Soprintendente, il Sindaco di Priolo e i rappresentanti di due imprese dell’area industriale (ERG e ISAB): “per Pasqua, Thapsos riaprirà i suoi cancelli ai visitatori”.

In sostanza, grazie ad una convenzione con un’associazione del territorio, l’area fu sporadicamente fruibile fino a febbraio del 2015, dopo di che, al di là di qualche occasionale “apertura straordinaria”, il sito fu nuovamente chiuso.

Ma perché, tra lo sterminato patrimonio archeologico della nostra regione, proprio Thapsos meriterebbe una maggiore attenzione ? Cronologicamente il sito si colloca tra il XIV e il IX sec. a.C. rivestendo dunque una particolare importanza per poter meglio indagare la cultura indigena nella fase che precedette la colonizzazione greca.

Questo, di per sé, richiederebbe una maggiore attenzione a numerosi altri siti, anche più antichi, ma la particolarità di Thapsos non sta solo nella eccezionalità delle sue necropoli e degli splendidi reperti rinvenuti ma anche nel ruolo di cerniera, tra egeo e mediterraneo, che il centro svolse nel corso della sua esistenza e per le caratteristiche uniche del suo abitato.

Già nei primi scavi, eseguiti alla fine dell’Ottocento da Francesco Saverio Cavallari e poi da Paolo Orsi, il rinvenimento nei corredi tombali di ceramiche micenee, cipriote e maltesi consentirono di avanzare l’ipotesi che il centro fosse “forse il più importante emporio della media età del Bronzo nell’occidente mediterraneo”.

Thapsos: un caso come tanti tra incuria e mancata valorizzazione ?

Tuttavia l’indizio più appariscente e significativo dell’importanza di Thapsos è dovuto alle caratteristiche del suo abitato che si estende, per circa 1 km, alla radice dell’istmo e fu esplorato negli anni ’60 dello scorso secolo da Luigi Bernabò Brea e da Giuseppe Voza. Proprio quest’ultimo, in diverse pubblicazioni, è riuscito magistralmente ad evidenziare l’importanza del sito ponendolo in relazione con il contesto economico, sociale e culturale del tempo.

“Dell’abitato sono state individuate tre fasi delle quali le prime due documentano la completa trasformazione del tipo dell’abitazione indigena che da capanna monocellulare, di forma circolare, sub circolare, o ovale si trasforma in casa a molte stanze di forma rettangolare, disposte intorno ad ampi cortili, dotati di piccoli ambienti di servizio e pozzi e forniti di pavimentazione in acciottolato di accurata tessitura.

Ma la cosa che risulta più interessante è rappresentata dal fatto che questi complessi abitativi sono fiancheggiati da strade che sembrano organizzare in maniera coordinata l’abitato nei cui caratteri si percepisce il primo indizio di una vera e propria organizzazione urbana che finora si conosca in Occidente, il che rappresenta un’assoluta novità nel campo della storiadell’urbanistica”.

“In Sicilia i villaggi dell’età del Bronzo conosciuti, non sembrano infatti presentare alcuna regolare, preordinata disposizione delle capanne mentre l’assetto di quello di Thapsos, rappresenta un’assoluta novità sia per la sua organizzazione generale sia per la tipologia dei corpi costruttivi che dovevano corrispondere a nuove esigenze funzionali e a nuove condizioni abitative.

Non sappiamo quali fossero esattamente i prodotti che alimentavano il commercio fra la Sicilia e la Grecia micenea certo è che il volume degli scambi doveva essere notevole se poteva condizionare, in modo così appariscente, l’economia e la stessa geografia antropica e se poteva portare allo sviluppo di un agglomerato urbano così vasto come quello di Thapsos.

Questa apertura al mondo miceneo indusse probabilmente “un progresso tecnologico, un arricchimento della cultura materiale ed artistica, l’affermazione di nuove mode nell’abbigliamento, nell’organizzazione della casa, del modo di vivere e, quindi, della struttura sociale, giuridica e politica della società thapsiana, senza escludere anche effetti nel campo ideologico e religioso.

Tutto questo si verificò nella media età del Bronzo quando, secondo Voza, Thapsos può essere definita “la prima città che si conosca in tutto l’occidente mediterraneo, la vera e propria capitale della Sicilia nel XIV sec. a.C. e, con Lipari, il massimo emporio del commercio miceneo con l’Occidente”.

Di Giuseppe Voza vedasi tra gli altri:

“Thapsos” in: Enciclopedia Italiana – IV Appendice, 1981.
“L’età del Bronzo e la cultura di Thapsos”, Servizio Museo Arch. Regionale P. Orsi, Progetto Scuola-Museo,
Nr 5, 2008

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