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Standing ovation di 10 minuti per Fedra al Teatro Greco

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Va in scena il conflitto tra vergogna e onore, tra i sentimenti ignobili e l’esigenza di non macchiare la buona reputazione

Debutto con il tutto esaurito anche per Fedra (Ippolito portatore di corona) di Euripide per la regia di Paul Curran ieri sera al Teatro Greco di Siracusa.

Come per Aiace tantissimi gli studenti che hanno affollato l’antica cavea.

Il racconto porta avanti la tesi secondo la quale sono gli dei che governano la vita degli uomini, le loro pulsioni e i loro sentimenti.

Tant’è che la tragedia si apre e si chiude con l’intervento di due dee: Afrodite e Artemide. La prima che odiando Ippolito causa il dramma e la seconda che interviene a difesa del giovane per ristabilire la verità.

In Fedra va in scena il conflitto tra vergogna e onore, tra i sentimenti ignobili e l’esigenza di non macchiare la buona reputazione.

Fedra ( Alessandra Salamida) si innamora di Ippolito (Riccardo Livermore), figlio di suo marito Teseo e la consapevolezza di questo sentimento malato la distrugge: vive chiusa in casa, vittima di un tormento segreto che nessuno conosce.

Messa alle strette dalla sua nutrice (Gaia Aprea), Fedra confessa la sua “colpa”, prospettando il suicidio come unica via d’uscita.

Una soluzione inaccettabile per la nutrice che va da Ippolito e gli dice tutto, vincolandolo al giuramento di non farne mai parola con nessuno.

La reazione di Ippolito, ragazzo puro e retto, è forte: va da Fedra e la attacca vomitando parole di odio verso ilmondo femminile: “Le donne sono un male enorme”.

A Fedra, ormai scoperta nel suo sentimento colpevole, non resta che mettere in atto i suoi propositi e si imicca ad un cappio nella stanza nuziale per tornare ad essere libera e salvare il suo buon nome non prima però di aver scritto una lettera in cui accusa Ippolito di aver violato il suo letto.

Teseo (Alessandro Albertin), suo marito, torna a palazzo e al dolore per la morte di Fedra unisce quello per le pesanti accusa lanciate da Fedra verso Ippolito.

Il dramma è totale: il figlio lo sente urlare, arriva preoccupato e subisce l’attacco del padre che lo maledice e lo manda in esilio.

A nulla valgono le parole accorate e appassionate di Ippolito che professa la sua innocenza, rivelando non solo di essere ancora puro, ma sostendendo di essere il più virtuoso tra gli uomini.

Alla fine lascia la sua terra a bordo di un carro trainato da cavalli ed inseguito da una sorta di toro spuntato dal mare che lo fa schiantre contro le rocce.

Ferito a morte, viene portato dal padre a cui, solo a questo punto, viene raccontata la verità dalla dea Artemide (Giovanna Di Rauso).

Afrodite (Ilaria Genatiempo) ha tramato contro Ippolito, che non la considerava, facendo nascere in Fedra questo sentimento colpevole e facendole lanciare accusa infamanti verso Ippolito.

La verità sconvolge Teseo che vede morire il figlio innocente tra le sue braccia.

Il dramma si è pienamente compiuto e sul palco calano le tenebre.

Tutti gli attori rintrano in scena per raccogliere gli applausi del pubblico che tributano loro una standing ovation di 10 minuti.

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