Il progetto spiega la società “restituisce dignità a un’area oggi abbandonata e si fonda su un equilibrio tra conservazione e riqualificazione”
“C’è una differenza sostanziale tra la tutela autentica del territorio e la sua strumentalizzazione. E su Punta della Mola, oggi, è proprio questa differenza che merita di essere ristabilita con chiarezza, senza slogan e senza forzature”.
Così comincia la replica di Elemata Maddalena alle dichiarazioni rese dal presidente di Natura Sicula, Fabio Morreale riguardo il progetto di restauro dei fabbricati di Punta della Mola.
Secondo Elemata Maddalena le osservazioni diffuse da Fabio Monreale e da Natura Sicula hanno “un’impostazione ideologica e, soprattutto, sono distanti dalla realtà giuridica e tecnica del progetto. Un progetto che non nasce
oggi, che è stato istruito nelle sedi competenti, analizzato, verificato e – ciò che conta davvero – già sottoposto al vaglio della giustizia amministrativa, con esiti che hanno escluso qualsivogliaprofilo di illegittimità.
Chi parla di ‘falsi storici’ – continua la società – dimostra di ignorare un dato fondamentale del diritto amministrativo contemporaneo: il recupero del patrimonio esistente non è una violazione, ma un valore costituzionalmente rilevante, coerente con i principi di sostenibilità e di contenimento del consumo di suolo.
Le strutture presenti a Punta della Mola costituiscono un patrimonio edilizio esistente che il progetto non altera nella sua consistenza, ma recupera, sottraendolo al degrado. Non vi è alcuna trasformazione arbitraria, ma un intervento
pienamente coerente con gli strumenti urbanistici e con il Piano Paesaggistico, che non vieta il recupero dell’esistente bensì l’espansione incontrollata. E qui espansione non ce n’è”.
Elemata contesta anche l’osservazione riguardante la presunta incompatibilità con il livello massimo di
tutela: “E? proprio nei contesti più delicati che il legislatore – nazionale ed europeo – favorisce interventi qualificati, capaci di coniugare conservazione e valorizzazione. Il progetto Elemata non introduce carichi urbanistici incompatibili, non altera l’equilibrio paesaggistico e, soprattutto, opera su volumi già presenti, rispettando
i vincoli e le prescrizioni imposte dalle autorità competenti”.
Sul tema della tutela della biodiversità viene specificato che “gli studi ambientali allegati al progetto non solo esaminano le specie presenti, ma prevedono misure di mitigazione e gestione compatibili con gli habitat esistenti. Non siamo di fronte a un intervento invasivo, ma a una riqualificazione controllata, che riduce il degrado attuale e
introduce una gestione responsabile del sito”.
Viene poi indicata come “pura congettura” l’evocazione scenari di sversamenti inevitabili.
“Ancora più debole – viene evidenziato – è la critica sulla presunta obsolescenza dei dati e sul cosiddetto “effetto cumulo”. Il procedimento amministrativo segue regole precise: gli aggiornamenti vengono valutati in sede
istruttoria e non esiste alcuna elusione quando ogni intervento viene sottoposto alle verifiche previste dalla legge. L’idea di un frazionamento artificioso è una narrazione priva di riscontro, già superata nelle sedi competenti.
Infine, sul piano giuridico – prosegue la nota – sorprende il richiamo alla giurisprudenza europea in materia di compensazioni ambientali. Il progetto Elemata non si fonda su deroghe, ma su un equilibrio tra conservazione e
riqualificazione, pienamente conforme ai principi della normativa europea e nazionale.
La verità è semplice – ribadisce Elemata Maddalena – siamo davanti a un intervento che restituisce dignità a un’area oggi abbandonata, sottraendola al degrado e inserendola in un percorso di valorizzazione sostenibile. Un progetto che è già stato sottoposto al vaglio del giudice amministrativo, il quale ha respinto le contestazioni oggi
riproposte in forma mediatica”
Infine la decisione di mettere fine a insinuazioni sistematiche o operazioni di delegittimazione orchestrate da ristrette minoranze: “Dopo diciotto anni di ritardi, ostacoli e attacchi continui, è del tutto legittimo che una proprietà privata persegua la definizione di un iter amministrativo nel pieno rispetto delle leggi e delle decisioni dei giudici.
Per tali ragioni, la società si riserva sin d’ora ogni più opportuna iniziativa, in ogni sede civile, penale, amministrativa e risarcitoria, a tutela della propria immagine, dei propri diritti e dei propri legittimi interessi economici”.
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