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Pd, il segretario regionale minaccia il commissariamento per Siracusa. Baio invoca uno scatto d’orgoglio per trovare un nome all’altezza

Pd, il segretario regionale minaccia il commissariamento per Siracusa. Baio invoca uno scatto d'orgoglio per trovare un nome all'altezza

Durante la direzione regionale Barbagallo ha posto l’urgenza di convocare l’assemblea provinciale per eleggere il successore di Adorno

Il Pd siracusano, privo di segretario dopo le dimissioni di Salvo Adorno, sotto la lente d’ingrandimento del segretario regionale, Barbagallo, che arriva a “minacciare” il commissariamento se non si eleggerà al più presto il nuovo vertice provinciale del partito.

Nella nota che segue Salvo Baio, partendo da un’analisi di ampio respiro, alla fine invoca uno scatto d’orgoglio “per trovare al proprio interno la convergenza su un nome all’altezza del compito”.

“Vorrei in Italia una sinistra plurale che abbia l’ambizione di governare finalmente con un programma della sinistra”. Sono le parole con cui Rosi Bindi ha delineato quello che a suo avviso dovrebbe essere il nuovo profilo identitario del Partito democratico.

Parole che sottoscrivo interamente. Essere un partito di sinistra con un programma di sinistra è il presupposto per recuperare il rapporto con quella parte di società che non ce la fa e che da tempo è priva di rappresentanza politica.

Qualcuno ha scomodato “i luoghi naturali” di Aristotele per dire che il luogo naturale del Pd è la sinistra.

Nel nostro Paese è progressivamente cresciuta l’area della sofferenza sociale, ma i governi – di cui il Pd ha fatto parte negli ultimi dieci anni – non hanno prodotto politiche incisive a favore dei ceti popolari, che si sono sentiti, non a torto, abbandonati.

L’unica misura concreta è stata il reddito di cittadinanza, ma non per merito del Pd.

Allo stesso modo è cresciuta l’inquietudine dei giovani che si chiedono quale sarà il loro futuro e se ne avranno uno.

Porre l’esigenza di una rifondazione del Pd significa riorientare la sua politica, mettendo al primo posto la lotta contro le disuguaglianze e le povertà.

Nella lettera agli iscritti al Pd, Enrico Letta ha ammesso autocriticamente “una mancanza molto grave di capacità espansiva nella società italiana” ed ha aggiunto che “dobbiamo essere pronti a rimettere tutto in discussione”.

Dal dibattito nella direzione nazionale del partito e dalle dichiarazioni di dirigenti di primo piano (gli stessi che hanno votato all’unanimità le proposte del segretario Letta, salvo a prendere le distanze dopo i risultati elettorali) non ho colto alcuna reale disponibilità a cambiare rotta, ma solo formulette.

Anzi, ho avuto l’impressione che le correnti si stiano scomponendo e ricomponendo trasversalmente per continuare a comandare, come è successo nel Pd siciliano.

Vedremo quale piega prenderà la discussione quando si entrerà nel vivo delle fasi congressuali, ma se devo basarmi sul mio stato d’animo non ho la sensazione che il gruppo dirigente del Pd abbia tutta questa voglia di mettersi in discussione.

Temo che a frenare il cambiamento, se non ad impedirlo, saranno le correnti interne, che non sono luoghi di eleborazione politica e culturale, ma partiti nel partito, consorterie, gruppi di potere che controllano per lotti il partito e che decidono per quote le liste elettorali.

Sono stati infatti i capicorrente del Pd a decidere i nomi dei deputati e dei senatori da Bolzano a Siracusa, a dispetto dei territori e degli iscritti, che non sono stati neanche consultati preventivamente.

Se non si metterà mano al superamento delle correnti, non credo ci possa essere vero cambiamento.

Un altro punto dirimente è il sistema delle alleanze. Ho stima politica e umana di Enrico Letta e lo considero una persona preparata e perbene, ma ha gestito male (con il pieno avallo della direzione nazionale, bisogna dirlo fino allo sfinimento) la politica delle alleanze.

Con l’attuale legge elettorale, non ci può essere alternativa alla destra senza un sistema omogeneo di alleanze (il famoso campo largo) che non deve essere una sommatoria di sigle, ma l’altra parte della politica rispetto alla destra.

Cambiare la legge elettorale è una necessità democratica, se si vuole restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.

Nei giorni scorsi, Romano Prodi ha indicato un calendario di temi sui quali avviare il confronto con il Paese.

E’ una proposta che può permettere al Pd di parlare alla società civile in carne e ossa e di ascoltarla, di uscire dal confronto al chiuso, di togliersi il doppiopetto ministeriale.

Per fare tutto questo, è necessario un lavoro di lunga lena, come amava dire Enrico Berlinguer, ma non so se “questo” Pd sarà in grado di farlo.

Pare che il segretario regionale del Pd abbia posto, nella riunione della direzione dei giorni scorsi, l’urgenza di convocare l’assemblea provinciale per eleggere il successore di Salvo Adorno, con l’avvertenza che in caso contrario il partito siracusano sarà commissariato.

Così mi è stato riferito da un dirigente del Pd solitamente bene informato. Ora, se da un lato è necessario ed urgente dare una guida al Pd aretuseo, tenendo conto che fra sei/sette mesi ci saranno in alcuni Comuni, tra cui quello di Siracusa, le elezioni amministrative, dall’altro ci si deve chiedere se ci sono le condizioni di unità interna per eleggere un nuovo segretario o segretaria.

Di commissariamento non voglio neanche sentir parlare, perchè sarebbe un rimedio peggiore del male, uno schiaffo al gruppo dirigente, che per la verità se lo meriterebbe pure.

Voglio comunque sperare che Il Pd siracusano abbia uno scatto d’orgoglio e trovi al proprio interno la convergenza su un nome all’altezza del compito”.

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