MENU
Articoli in evidenza
-

Pantalica medioevale

di Marco Monterosso
Pantalica

Nonostante del suo abitato preistorico non sia giunto fino a noi praticamente nulla, le migliaia di tombe a grotticella presenti lungo le pareti delle sue ripide cave e i preziosi reperti rinvenuti, fanno di Pantalica, “il più importante fra i centri della Sicilia preellenica”, (L. Bernabò Brea, La Sicilia prima dei Greci, 1958)

Dopo una lunga frequentazione, sin dalla tarda età del bronzo, il sito si spopolò in concomitanza con l’affermazione della colonizzazione greca. Quegli stessi luoghi, e grossomodo per un periodo analogamente lungo, furono però ripopolati sin dal basso medioevo quando, dapprima le incursioni barbariche e poi degli arabi, costrinsero probabilmente la popolazione a cercare rifugi sicuri in quei luoghi inaccessibili.

La lettura di tale riappropriazione “bizantina” del sito si deve ancora una volta a Paolo Orsi il quale, “nonostante spesso non gli è stato riconosciuto, fu un vero e proprio precursore dell’archeologia bizantina e medievale”.

(F. Maurici, Paolo Orsi e l’archeologia della Sicilia bizantina e medievale, 2010) Le tracce archeologiche del nuovo ripopolamento di Pantalica furono infatti ben presto evidenti a Paolo Orsi che, nelle due campagne di scavo che intraprese nelle necropoli nel 1895 e 1897, rinvenne la presenza di villaggi bizantini i cui abitanti dovevano aver prodotto “la quasi totale manomissione dei sepolcri dei quali, nemmeno i più inaccessibili, vennero risparmiati”.

Trasformazione ed adattamento che l’Orsi individua anche nell’edificio più importante di Pantalica e che identifica con “l’anáktoron di un principe locale costruito ad imitazione di quelli micenei”, ampiamente rimaneggiato durante l’età bizantina. (P. Orsi, Pantalica, in “Monumenti Antichi dei Lincei”, IX, 1899)

Un primo resoconto delle indagini che l’Orsi svolse su questi “villaggetti” rupestri bizantini, ciascuno dotato di una propria chiesetta, anch’essa rupestre, furono pubblicati nel 1898, sulla rivista Byzantinische Zeitschrift, con il titolo “Chiese bizantine del territorio di Siracusa”.

Il villaggio di Filiporto, vista la presenza di circa 150 abitazioni e i ruderi di un fortilizio, raccoglieva la massa principale degli abitanti, mentre la vicina grotta di San Micidiario doveva rappresentare il centro religioso della comunità. Nella chiesa, come d’uso nei luoghi di culto orientali il presbyterium, riservato al clero officiante, appare separato dall’ambiente dei fedeli da una sottile parete di roccia che fungeva da iconostasis.

Il presbiterio e l’area dei fedeli presentano un soffitto a doppio spiovente ed entrambe dovevano essere riccamente decorati. All’interno Orsi rinvenne affreschi e iscrizioni murarie in pessime condizioni di leggibilità, ma riconosce la figura di San Mercurio, a causa di una scritta in greco.

Rilevando la presenza di evidenti abrasioni Paolo Orsi avanza l’ipotesi che gli affreschi furono danneggiati dagli arabi, “fieri nemici di tutte le rappresentazioni antropomorfe”.

Dalla chiesa si accede in un “camerone irregolare con pareti rustiche: il secretarium o diaconicum, cioè la sacrestia” e da questa ad un altro ambiente “colle pareti accuratamente trattate a colpi d’ascia”, probabilmente l’abitazione del sacerdote.

Pantalica medioevale

Sul versante meridionale, ai piedi dell’Anaktoron, nei pressi di 20 “cameroni bizantini” ed un “antica cisterna” Orsi segnala la presenza di “una seconda e più modesta chiesetta” in cui, a differenza di San Micidiario, “tutto è rozzo, irregolare, modesto”.

La chiesa di San Nicolicchio risulta infatti composta da un vano irregolare che “solo nella parte interiore mostra le pareti trattate con maggior cura”.

Anche questa chiesa doveva essere però riccamente affrescata, seppur “da mani alquanto più rustiche, di quelle di San Micidiario”.

Dalle tracce superstiti riconobbe le figure di Sant’Elena e Santo Stefano. Secondo Orsi a sinistra dell’entrata, una tomba sicula riadattata, doveva servire da abitazione di “un mendicante o penitente, come fu osservato nell’altro oratorio”

Pantalica medioevale

Un terzo villaggio bizantino, sul versante settentrionale della cava, presenta un “grottone artificiale” denominato del Crocifisso la cui forma esatta l’Orsi non poté stabilire perché “in parte franata e tutta ingombra di materiali”.

Sopra una delle pareti riuscì a rinvenire tuttavia una “pittura medioevale” raffigurante San Nicola, la quale “per lo stile e per la paleografia dell’iscrizione che la accompagna, non può essere anteriore al sec. XIV al più”.

Considerava molto più antica invece un’altra pittura, di cui restavano “tracce languidissime”, probabilmente una crocifissione, che reputava “bizantina cosi come la grotta che doveva servire da oratorio”.

All’inizio del XX secolo, dalla grotta fu staccato con la tecnica “a massello” un dipinto di una santa anonima, oggi conservato presso i magazzini del museo regionale Paolo Orsi. (foto in basso)

Pantalica medioevale

Secondo Paolo Orsi nel IX secolo Pantalica, “per la sua importanza militare, come grande fortezza naturale” fu occupata dagli arabi che oltre ad espellerne gli abitanti causarono la “ruina delle chiese bizantine”, mentre dall’età normanna in poi “cessa ogni ricordo perché allora deve essere stata al tutto abbandonata.

L’identificazione di Pantalica con Pantargae/Pantegra consente invece di supporre che il sito continuò ad essere abitato, stavolta da genti islamiche, anche in età normanna. Secondo il Malaterra infatti nel 1092 la comunità araba che abitava la “urbs Pantargae” ribellatasi al suo signore Giordano d’Altavilla, fu “esemplarmente punita”.

(G. Malaterra, De rebus gestis Rogerii, XI sec.) Citata nella bolla di costituzione della diocesi siracusana del 1093, Pantalica è indicata da Idrisi nel 1154 tra gli abitati dell’entroterra insieme a Buscemi, Buccheri e Palazzolo.

Nella seconda metà del XII secolo, già in decadenza, subì probabilmente forti danni dal tremendo terremoto del 1169 che dovettero causarne l’abbandono. (F. Maurici, Castelli ed abitati fortificati nel territorio della contea in “Atti del Settimo Centenario della contea di Modica”, 2008) Appare accertato tuttavia che piccoli nuclei di abitanti, come dimostrato già dal rinvenimento del San Nicola nella grotta del Crocifisso, vissero a Pantalica ancora tra XIII e XIV secolo.

Disegni: P. Orsi, Chiese bizantine del territorio di Siracusa in “Byzantinische Zeitschrift”, VII, 1898

Foto: http://www.instoria.it/home/pantalica_sicilia.htm

 

© E' VIETATA LA RIPRODUZIONE - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

VERSIONE STAMPABILE