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Palazzolo centro di committenza di arte rinascimentale

di Marco Monterosso
Palazzolo centro di committenza di arte rinascimentale

Palazzolo, già nella seconda metà del XV secolo, dimostra di essere in grado, non solo economicamente ma anche culturalmente, di essere centro d’attrazione di opere d’arte dei maggiori esponenti del primo Rinascimento siciliano

Palazzolo pervenne agli Alagona, protagonisti indiscussi del Trecento Siciliano, quando Matteo, uno dei figli cadetti di Blasco (II), conte di Mistretta e maestro giustiziere del regno, sposò Bartolomea Castellar.

Il primo atto che lo attesta come tale è del 1370. Matteo alla morte del padre, nel 1355, aveva già ricevuto il casale Silvestro in territorio di Lentini mentre nel 1365 risulta capitano a vita di Lentini.

Nel 1376 ricevette la capitania anche su Caltagirone e l’investitura della terra di Assoro. Nel 1389, alla morte del fratello Artale (II), vicario del regno e tutore della Regina Maria, ottenne la contea di Mistretta e la signora su Pettineo, Butera e Reitano.

Mori probabilmente nel 1392, poco prima della decapitazione per tradimento del fratello Giacomo (Jaime) e della dichiarazione di confisca dei beni, ancora per tradimento, cui furono sottoposti la moglie Bartolomea e i figli Maciotta, Blasco e Giovanni.

Gli Alagona perdettero Palazzolo per poco meno di un decennio dato che, dopo essere stata infeudata a Ponzio di Entessa e Giacomo Campolo, nel 1405 fu nuovamente concessa a Bartolomea, considerata estranea alla ribellione del marito.

Nel 1408 risulta investito di Palazzolo Alvaro d’Heredia quale marito di Eleonora Alagona, altra figlia di Matteo.

Questa, nonostante un secondo matrimonio con Pietro Ledesma, non generando eredi, ne fece donazione al fratello Giovanni o più probabilmente al figlio di questi di nome Artale, che risulta in possesso di Palazzolo nel 1451.

Nella seconda metà del Quattrocento gli Alagona non erano certamente più i dominatori incontrastati della politica siciliana, tantomeno possedevano gli innumerevoli possedimenti del secolo precedente, tuttavia il domino feudale di Artale Alagona, resta legato, almeno cronologicamente, alla committenza di due pregevolissime opere d’arte realizzate negli anni ’70 del Quattrocento.

Palazzolo centro di committenza di arte rinascimentaleLa “Madonna col Bambino” di Francesco Laurana (1430-1502 c.), presente nella chiesa oggi detta dell’immacolata, commissionata tra il 1471 e il 1472, è una pregevolissima statua in marmo bianco, unanimemente riconosciuta come una delle più belle Vergini dello scultore dalmata.

“La statua si compone di tre parti tra loro separate e sovrapposte: un basamento a pianta ottagonale con la rappresentazione della Palazzolo centro di committenza di arte rinascimentale“Morte della Vergine” e lo stemma araldico degli Alagona, un capitello di appoggio e la statua vera e propria alta cm. 155″.

Alla base della scultura l’iscrizione “Sancta Maria de la Gratia de Palaczu” testimonia che la statua fu commissionata proprio da Artale per la cappella di famiglia che gli Alagona possedevano nell’antica chiesa sulla sommità del colle Acremonte, probabilmente danneggiata dal terremoto del 1542 e poi definitivamente devastata da quello del 1693.

Ancora più importante, dopo qualche anno, la committenza di un’opera di Antonello da Messina (1425 c.-1479), il principale pittore siciliano del Quattrocento.

Palazzolo centro di committenza di arte rinascimentale

La celebre Annunciazione, oggi esposta al museo Bellomo di Siracusa, commissionata da un beneficiario della chiesa dell’Annunziata, con un atto stipulato il 23 agosto del 1474.

Nell’atto risulta chiaramente che il committente dell’opera fu il sacerdote Juliano Maniuni, titolare di un beneficio, istituito presso una cappella “fondata e fabbricata dagli eredi di Tommaso Lombardo”, nella chiesa dell’Annunziata, probabilmente qualche decennio prima della commissione del dipinto di Antonello.

Resta così certamente tutto da indagare un eventuale ruolo avuto dal feudatario, ma quello che qui importa evidenziare è la “capacità” di una comunità feudale, come quella palazzolese, di esprimere committenze tanto pregevoli.

I Lombardo erano infatti esponenti di quel “ceto di mezzo”, fatto di ricchi intermediari ed artigiani, – mugnai, conciatori, costruttori – che emerge, anche a Palazzolo già nella seconda metà del XV secolo, in grado, non solo economicamente ma anche culturalmente, di essere centro d’attrazione di opere d’arte dei maggiori esponenti del primo Rinascimento siciliano.

Si può ben dire che è proprio a Palazzolo, in un periferico centro feudale degli iblei, che saltano definitivamente alcuni paradigmi storiografici come quello della separazione e dell’emarginazione della cultura siciliana in età spagnola, permeata invece da “un’innegabile complessità culturale dagli esiti stilistici ed estetici di grandissimo pregio”, così come sembra saltare il paradigma dell’arretratezza del tessuto sociale delle comunità feudali del tardo Medioevo.

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