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Oltre 150 truffe tra Siracusa e Torino ai danni di istituti religiosi e case di riposo, sgominata banda di truffatori seriali VIDEO

In esecuzione, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa, ad obblighi di dimora a carico di soggetti ritenuti responsabili di associazione per delinquere

Sono 7 i componenti di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni di istituti religiosi e case di riposo e per i quali è già scattato il provvedimento di obbligo di dimora. Si tratta di 4 siracusani e 3 torinesi a cui si aggiunge un altro indagato al momento irreperibile.

Le truffe contestate – 148 quelle inserite nel dossier investigativo in mano al procuratore aggiunto, Fabio Scavone, e del sostituto procuratore, Salvatore Grillo – sono state perpetrate dal 5 settembre 2014 al 5 febbraio 2019 ai danni di istituti religiosi, molti dei quali comprendenti scuole paritarie o case di cura/assistenza convenzionate.

In base a quanto merso con le indagini, gli istituti venivano contattati da persone che asserivano di essere impiegati regionali, provinciali o comunali, direttori e impiegati di banca o di uffici postali, annunciando presunti stanziamenti in favore degli stessi istituti, per  decine di migliaia di euro, a titolo di contributo per le attività scolastiche e/o sportive svolte, rimborsi vari e perfino donazioni di benefattori.

Una volta stabilito il contatto e certi che le vittime avessero abboccato all’amo, gli indagati precisavano che l’Ente erogatore aveva erroneamente stanziato una somma maggiore rispetto a quella spettante, e perciò veniva chiesta l’immediata restituzione delle somme eccedenti (in genere da 1.000 a 3.000 euro) precisando che quel passaggio era indispensabile per ricevere il contributo.

Tra l’altro gli indagati risultavano essere in possesso di informazioni reali sull’istituto contattato (nominativi, banca del conto corrente, causale della sovvenzione, ecc.): questo contribuiva ad acquisire la fiducia della vittima per ottenere il denaro prima ancora che arrivasse la sovvenzione.

I responsabili delle truffe davano anche precise indicazioni – seguite alla lettera dai raggirati – su come inviare le “somme in eccesso”, ovvero su vaglia postali veloci o mediante ricariche postepay, tutti intestati a complici. Solo dopo il versamento di tale denaro, i responsabili degli istituti religiosi si rendevano conto del raggiro.

In base a quanto emerso con le verifiche incrociate, con le truffe la banda si è impossessata di 254.000 €. Nell’indagine coinvolte anche altre 69 persone, tutte denunciate, perché dietro compenso (dai 200 ai 400 €), procuravano carte ricaricabili, schede telefoniche per contattare le vittime e notizie utili per guadagnarne la fiducia. Gli indagati erano organizzati secondo ruoli ben precisi e ciascuno con mansioni connesse al ruolo.

E’ stato anche disposto il sequestro di 21 conti correnti riconducibili agli indagati. Durante le perquisizioni sono state sequestrate 10 carte di credito/debito in uso agli indagati, ulteriori 8 carte “vergini” per la clonazione e 16.000 euro in contanti. Tre degli inquisiti  sono risultati percettori di reddito di cittadinanza, per i quali è stata proposta la revoca del beneficio.

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