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Le acque del Cardinale e il mulino di Passo delle vacche

di Marco Monterosso
acque

Secondo il diritto feudale i fiumi non navigabili erano comunemente considerati parte delle terre che attraversavano, nei diversi atti di cessione era infatti quasi sempre presente la formula: “cum aquis, aquaeductis, aquarum decursibus o fluminibus”

Le leggi abrogative del regime feudale del 1812 stabilirono invece di “considerare aboliti tutti i diritti signorili rappresentati sui corsi d’acqua e nulle tutte le concessioni che precedentemente si trovassero fatte”.

Ancora due circolari nel 1850 e nel 1853 sancirono che: “I fiumi tutti, tanto che siano navigabili o atti al trasporto, quanto che non lo siano, appartengono in genere al Demanio pubblico, servendo questi ultimi agli usi delle popolazioni e delle campagne, secondo i regolamenti delle amministrazioni pubbliche”.

Nella seconda metà dell’Ottocento, viste queste leggi e il nuovo clima sociale più favorevole, numerose municipalità rivendicarono la possibilità di attingere acqua da fiumi e torrenti per soddisfare il fabbisogno dei propri abitanti.

Ex feudatari e nuovi proprietari, nonostante la già chiara legislazione in merito, continuavano però a considerare i corsi d’acqua, che attraversavano o scaturivano dalle loro terre, come proprietà private.

Nacquero cosi delle lunghissime e memorabili dispute legali, che nella gran parte dei casi si risolsero in favore dei comuni, da cui scaturì un rilevante dibattito giuridico.

Le vertenze contro Blasco Gaetani, marchese di Sortino, per le acque del fiume Anapo, contro Gaetano Loffredo marchese di Cassibile, per le acque dell’omonimo fiume e la causa intentata contro il cavaliere Giuseppe Musso dal municipio di Canicattini, (Arch. di Stato Siracusa, Fondo Prefettura, busta 1120) crearono precedenti giuridici importantissimi.

Il Musso in quanto possessore dell’ex feudo Cardinale, riteneva anch’egli di monopolizzare le acque del torrente che attraversava le sue terre e che sfruttava, oltreché per l’irrigazione, anche per azionare due mulini ad acqua denominati “Cardinale” e “Paratore” ed una gualchiera (macchinario idraulico usato in campo tessile o conciario).

Questi tra il 1862 e il 1864, con un notevole investimento economico, canalizzò le acque del torrente per alimentare un nuovo mulino che fece costruire a ridosso dell’abitato di Canicattini, nel luogo chiamato Passo delle vacche. Il mulino sia per la copiosità delle acque del Cardinale sia per la sua posizione che sfruttava due “salti d’acqua” in grado di sviluppare complessivamente circa 25 HP, divenne presto uno dei più redditizi del circondario.

Costruito sul costone roccioso della cava, a circa 310 mt slm, l’impianto era dotato di due macine indipendenti abitualmente utilizzate una per la lavorazione del frumento, l’altra per il granturco o la segale. Il mulino, dotato di due piccoli vani di servizio, utilizzava anche alcune grotte preesistenti che fungevano da magazzini e stalle.

Le acque del Cardinale e il mulino di Passo delle vacche

Il forte incremento demografico di Canicattini nel corso dell’Ottocento e le nuove dinamiche sociali, che portarono alla formazione di un ceto di piccoli proprietari, rendeva però indispensabile poter accedere all’uso delle acque che giungevano ormai alle porte del paese. Cosi nel 1866, su iniziativa di Salvatore Lombardo Carpinteri, il comune mosse causa contro il cavaliere Musso, rivendicando la natura demaniale del corso d’acqua.

La causa si protrasse per oltre un ventennio finché, dopo una prima sentenza del tribunale di Siracusa favorevole alle istanze del comune, il Musso, nel 1890, dichiarò la sua “acquiescenza alla dichiarazione di pubblicità delle acque del Torrente Cardinale”.

Nello stesso anno, il Demanio concesse, per trent’anni, la derivazione di litri 200 al secondo “a profitto del Comune a scopo di irrigazione” mentre al Musso, per la stessa durata, fu riconosciuto il diritto di prelevare 85 litri al secondo per animare il suo mulino.

Le acque del Cardinale e il mulino di Passo delle vacche

Ciò, determinò la necessità per il comune di costruire una presa d’acqua, in grado tra l’altro di garantire i diritti del Musso, che portò alla costruzione del cosiddetto “partitore delle acque” che regolando le giuste quantità tra i concessionari, fu realizzato a monte del mulino di Passovacche. (Concessioni e costruzioni. Rivista legale, amministrativa, tecnica. Anno VI, Nr 1, 1938)

Le acque del Cardinale e il mulino di Passo delle vacche

A seguito della transazione del 1890 le necessità degli agricoltori canicattinesi e quelle dei Musso convissero pacificamente e senza particolari problemi tanto che nel 1920 la concessione fu rinnovata per ulteriori trent’anni.

Tuttavia nel 1930 un decreto del Ministro dei Lavori Pubblici concesse al Comune di “derivare, dallo stesso torrente Cardinale, litri 294 al secondo, per irrigare un comprensorio di terreni di circa ettari 520, assorbendosi nel Comune di Canicattini Bagni la concessione al Cavalier Musso di litri 85”.

Il disciplinare del decreto ministeriale, alla cui osservanza era subordinata la concessione, prevedeva però che il Comune doveva procedere alla espropriazione del molino Passovacche, entro un anno dalla data di notifica.

Salvatore Musso, nella qualità di donatario ed erede del padre Giuseppe, chiese l’annullamento del decreto, per violazione di legge ed eccesso di potere, tuttavia il mulino fu successivamente espropriato ed incamerato nel patrimonio comunale.

Le acque del Cardinale e il mulino di Passo delle vacche
Foto di Angelo Magnano ©
angelomagnano@alice.it

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