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A PRIOLO

Lavoratori esposti all’amianto e diritti negati, una battaglia lunga 14 mesi e ancora senza soluzione

Lavoratori esposti all'amianto e diritti negati, una battaglia lunga 14 mesi e ancora senza soluzione

Calogero Vicario, uno dei lavoratori coinvolti nella vicenda, non taglia la barba dall’inizio della protesta e non lo farà fino a quando non arriverà la soluzione

Una battaglia lunga 14 mesi quella di Calogero Vicario, coordinatore regionale dell’Ona e facente parte del gruppetto di lavoratori di Priolo a cui sono stati prima assegnati e poi negati i diritti previdenziali previsti per l’esposizione all’amianto.

Una battaglia che ancora non ha trovato soluzione e che viene scandita dalla lunghezza della sua barba, anch’essa lunga 14 mesi e che Vicario considera simbolo di resilienza e di resistenza gandhiana.

“Ma io non mollo – dichiara – perché ritengo di essere nel giusto e per la giusta causa continuerò a metterci la faccia e la barba.

Nessuno può impedirmi di protestare pacificamente contro le ingiustizie o incalzare i politici o il ministro di turno, senza andare a braccetto con nessuno, affinché risolvano una volta per tutte la drammatica problematica relativa ai lavoratori esposti amianto del petrolchimico di Priolo e della Sicilia, discriminati rispetto al resto d’Italia”.

A nulla sono valsi gli 100 giorni di presidio davanti al comune di Priolo Gargallo per sensibilizzare e attirare l’attenzione del governo: “Nessuno – insiste Vicario – vuole dare risposte e restituire dignità a questi lavoratori e a questo territorio martoriato, che ha pagato e continua a pagare un prezzo altissimo in termini di decessi e patologie asbesto correlate e altri cancerogeni e il mancato riconoscimento dei relativi diritti.

Insieme al Presidente dell’Ona, Ezio Bonanni e al sindaco di Priolo, Pippo Gianni, che è anche componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Ona, ,aspettiamo da mesi di essere convocati dal Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale.

Nessuna risposta era arrivata da parte del Ministro Nunzia Catalfo e nonostante l’impegno assunto dall’attuale ministro del Lavoro Andrea Orlando ancora non è arrivata nessuna convocazione.
Siamo molto preoccupati per la pandemia – aggiunge Vicario – perché siamo soggetti molto fragili e quindi maggiormente esposti al rischio.

Chi è tenuto a dare risposta, al di la dell’ingiusta sentenza emessa, ha il dovere di intervenire al più presto possibile – conclude – per salvaguardare quanti non intravedono una via d’uscita da questo calvario politico, giuridico, previdenziale, sanitario e a questo punto anche occupazionale”.

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