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Investimenti sul servizio idrico: botta e risposta al vetriolo tra Italia e Cannata

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Le ultime dichiarazioni che rendono l’idea di rapporti tesi e posizioni diametralmente contrapposte

Sembra non avere fine il botta e risposta tra il sindaco di Siracusa e presidente dell’Ati, Francesco Italia e il deputato nazionale, Luca Cannata sul bando nazionale SFNIISSI riguardante investimenti sul servizio idrico..

Così l’ultima nota di Italia, almeno per il momento: “Prendiamo atto dell’annunciato accesso agli atti da parte dell’on. Luca Cannata. Si tratta di uno strumento di trasparenza previsto dall’ordinamento e, proprio per questo, sempre utile a chiarire i fatti e a separare la propaganda dalla realtà amministrativa.

Spiace, tuttavia, constatare come ancora una volta temi delicati e strategici come gli investimenti nel servizio idrico vengano piegati alle esigenze del confronto politico, sacrificando la precisione dei fatti sull’altare della ricerca di un titolo ad effetto.

L’onorevole Cannata, preso dalla trance polemica, ha frainteso (o ha fatto finta di non comprendere) cosa sia la ‘mancanza di requisiti’ che ha comportato l’esclusione della provincia di Siracusa dal bando nazionale eppure bastava una semplice lettura dell’avviso pubblico.

Il bando, infatti, individua chiaramente come soggetti ammissibili le imprese, pubbliche o private, gestori del servizio idrico integrato accreditati e iscritti al Registro delle imprese. Non l’Ati Siracusa, che è un ente pubblico di governo e programmazione e non una società di gestione.

Ancora più curioso è che il medesimo avviso prevede che l’Ati dovesse sostenere l’eventuale candidatura del gestore attraverso l’aggiornamento del Piano Economico Finanziario e del Piano d’Ambito, non certo presentare direttamente la domanda di finanziamento. Insomma, accusare l’Ati di non aver partecipato a un bando cui non poteva partecipare equivale a rimproverare un arbitro per non avere segnato un gol.

Quanto ai fondi FESR Sicilia 2021-2027, sorprende che l’onorevole Cannata denunci oggi esattamente quelle criticità che l’Ati Siracusa aveva segnalato e cercato di prevenire con largo anticipo. Già da giugno del 2025 tutti i Comuni erano stati formalmente invitati a verificare la presenza di progetti coerenti con il Piano d’Ambito, a raccordarsi con gli uffici dell’Ati per accertare il possesso dei requisiti tecnici e a completare la documentazione necessaria.

Successivamente, grazie alla proroga dei termini, dal 30 settembre al 31 ottobre, l’Ati è tornata a sollecitare le amministrazioni comunali, evidenziando come diverse candidature apparissero significativamente incomplete, invitando a rileggere con più attenzione la documentazione e evidenziando come la mancanza degli allegati avrebbe determinato l’esclusione delle istanze.

Risultato? Molte delle amministrazioni oggi escluse sono le stesse che non hanno partecipato all’incontro di coordinamento, organizzato per evitare quegli errori che adesso vengono comodamente scaricati su altri, né si sono premurate di integrare o rettificare le istanze che si sarebbero potute ripresentare con il nuovo termine del 31/10/2025. Sarà un caso, ma tre dei quattro progetti esclusi erano stati presentati dal comune di Avola, per un totale di circa 4 milioni di euro.

È davvero singolare assistere a chi denuncia il disordine amministrativo senza ricordare che proprio quel sistema frammentato di gestioni comunali, che oggi tutti riconoscono come inefficiente, rappresenta una delle principali cause delle difficoltà progettuali e delle carenze documentali riscontrate.

Ben venga, dunque, l’accesso agli atti annunciato dall’onorevole Cannata. Sarà l’occasione per verificare chi ha fatto cosa, chi ha adempiuto ai propri compiti e chi invece preferisce sostituire la lettura delle carte con la lettura dei comunicati stampa. E i fatti, molto spesso, sono meno generosi delle narrazioni”.

Pronta e pressoché immediata la risposta di Luca Cannata: “Prendo atto della nuova replica del presidente dell’Ati Francesco Italia. Più rispondono e più confermano ciò che stiamo denunciando.

Italia ci dice che il problema sarebbe stata la frammentazione del sistema, la carenza progettuale, la documentazione incompleta e l’assenza dei requisiti necessari. Ma era esattamente per superare questi problemi che è stato imposto il nuovo modello di gestione dell’acqua. Se dopo anni il risultato è che il territorio non possedeva i requisiti per partecipare a un bando nazionale da un miliardo di euro e che soltanto due Comuni su ventuno sono stati finanziati sul FESR, allora la domanda resta la stessa: cosa non ha funzionato? Anzi, la replica di Italia rende la questione ancora più seria.

Perché oggi ci dice che l’Ati ha convocato riunioni, inviato comunicazioni, svolto attività di coordinamento, supporto tecnico e accompagnamento istituzionale. Se tutto questo è vero, allora è ancora più difficile comprendere come mai il risultato finale sia stato quello che oggi viene descritto dagli stessi protagonisti della gestione del servizio idrico. Più spiegano e più emerge una contraddizione evidente. Da una parte ci raccontano che il sistema ha funzionato. Dall’altra ci spiegano che mancavano i requisiti, che vi erano carenze progettuali, documentazioni incomplete e criticità diffuse. Le due cose non possono stare insieme.

Colpisce poi il continuo tentativo di autoassolversi reciprocamente. Ati, Aretusacque e Consiglio di Sorveglianza sembrano impegnati più a difendere il modello che a spiegarne i risultati. È il riflesso perfetto di quel sistema di potere che abbiamo contestato sin dall’inizio.

Se davvero il problema sarebbe riconducibile ai Comuni che non hanno presentato correttamente le istanze, che non hanno integrato la documentazione o che non erano adeguatamente preparati, allora il ragionamento dovrebbe valere anche per il Comune di Siracusa.

Perché tra i Comuni che non risultano finanziati c’è anche il capoluogo di provincia amministrato dallo stesso Francesco Italia. Dobbiamo quindi dedurre che il Comune di Siracusa non aveva bisogno di investimenti nel settore idrico? Oppure che non è stato in grado di ottenere i finanziamenti disponibili? Perché delle due l’una. Non si possono attribuire responsabilità agli altri Comuni e contemporaneamente evitare qualsiasi riflessione sul fatto che nemmeno il Comune capoluogo, guidato dallo stesso presidente dell’Ati, abbia ottenuto risultati significativi su questi finanziamenti.

Anche questo è un tema sul quale i cittadini meritano una risposta chiara. Perché le giustificazioni possono cambiare. I risultati restano. E i risultati raccontano che gran parte della provincia, da Siracusa a Portopalo di Capo Passero, è rimasta fuori da importanti opportunità di finanziamento. Raccontano che il territorio non possedeva i requisiti necessari per partecipare a un bando nazionale da un miliardo di euro. Raccontano che il modello che avrebbe dovuto garantire maggiore efficienza, maggiore capacità progettuale e maggiore capacità di attrarre risorse oggi utilizza proprio quei problemi come giustificazione.

A questo punto non servono altre autodifese, altre repliche o altri scaricabarile. Servono risposte. Perché quando per anni si concentra il potere decisionale nelle mani di pochi, non ci si può presentare davanti ai cittadini dicendo che la colpa è sempre di qualcun altro. Chi ha governato il sistema idrico provinciale deve assumersi fino in fondo la responsabilità dei risultati ottenuti”.

 

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