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Il “tenimento” della Mottava

di Marco Monterosso
Mottava

Tra i beni che facevano parte nel 1338 del cosiddetto patrimonio di Santa Lucia, assegnato in prebenda al tesoriere della cattedrale siracusana, facevano parte anche le terre “delle due coste della Mottava” che rendevano 12 onze annue.

(A. Vittorio, Toponomastica del territorio siracusano, Vol. 2, 1989) Non sappiamo come ne entrarono in possesso ma, a metà del XVII secolo, le terre di Mottava appartenevano ai Branciforte di Scordia i quali le cedettero ai Bonanno di Linguaglossa. (Arch. di Stato Palermo, Arch.

Lanza Principi di Trabia, Serie I – Carte Branciforti Scordia).

Un “loco nel territorio della Mottava” risulta nel 1708 tra i possedimenti di Giovan Battista Bonanno nei suoi capitoli di nozze con Saveria Landolina, che portò in dote il feudo di Maeggio. (Arch. di Stato Siracusa, Arch. Bonanno di Linguaglossa, busta 3).

Citato nell’asse ereditario di Michele Bonanno per un valore di 102 onze, il luogo della Mottava a metà Settecento, probabilmente per il matrimonio tra Anna Bonanno e Filippo Gargallo, passò a quest’ultima famiglia. Da atti catastali del 1872 sappiamo che la masseria della Mottava, che “rendeva una rendita netta di L. 113,61 e comprendeva: oliveti, vigneti scelti, seminativi di buon paese e un orto irriguo”, apparteneva agli eredi del marchese di Castel Lentini, Tommaso Gargallo. (A. Lippi Guidi, Masserie e vecchi manieri nel siracusano, 1990)

Il complesso edilizio della Mottava ingloba i resti di un’antica torre di cui si sconosce la data di edificazione ma che, per le sue caratteristiche costruttive, può certamente considerarsi antecedente al terremoto del 1693.

Posta a tre km dalla torre di Milocca e a 1,5 km dalla torre Landolina, seppur in collegamento ottico con queste, è probabile che quella della Mottava sia stata costruita principalmente come sistema difensivo dei beni e dei lavoranti del fondo.

Il “tenimento” della MottavaFoto tratta da: https://www.antoniorandazzo.it/

L’accesso alla contigua masseria, da un arco ormai non più esistente, avveniva attraverso una piccola corte

rettangolare acciottolata che ospitava, su uno dei lati più lunghi, i ricoveri per gli animali mentre sull’altro erano ricavati, su due piani, diversi ambienti abitativi.

Sul lato breve si accedeva invece, oltreché ad una piccola chiesa ricostruita su resti più antichi, alla parte produttiva della masseria che ospitava il grande palmento.

L’azienda agricola della Mottava era infatti, fino alla seconda metà dell’800, quando la filossera distrusse letteralmente la viticoltura tradizionale siciliana, vocata principalmente nella coltivazione della vite da cui si ricavano ottimi vini neri come il moscato e il naccarella.

Il palmento, in cui l’uva veniva riversata attraverso un accesso esterno dotato di una scala in pietra a due rampe e pigiata dai contadini con i piedi, secondo il sistema tradizionale, disponeva di una grande vasca rettangolare con tre sbocchi.

Il prodotto ricavato dalla prima pigiatura passava poi al torchio che, a forza di braccia, pressava, in diversi passaggi, le coffe alternate a strati di vinaccia.

Il rilancio produttivo delle terre della Mottava e l’ammodernamento delle sue strutture si devono al marchese Mario Tommaso Gargallo (1886-1958) e al figlio Gioacchino che, oltre ad investire ingenti risorse, seppero avvalersi del lavoro della famiglia Giudice che condusse quelle terre per oltre un cinquantennio.

I cinque fratelli Giudice, di cui quattro erano stati carabinieri, andati in congedo dopo la prima guerra mondiale, sotto le direttive di un perito agrario, chiamato appositamente dalla toscana, realizzarono infatti gran parte dei lavori che a quel tempo interessarono la tenuta.

Il “tenimento” della MottavaIl marchese Gioacchino Gargallo di Castel Lentini (1923-2007) – Foto di Marco Monterosso

Le vigne distrutte dalla filossera furono reimpiantate ma solo in parte dato che una vasta superficie fu destinata alla coltivazione degli agrumi i quali, bisognevoli di maggiori quantità di acqua, richiesero la realizzazione di una canalizzazione sopraelevata, che attingeva alla falda acquifera sottostante mediante una pompa a motore.

Un altro impianto idrico fu realizzato anche nei pressi della masseria dove l’acqua di una sorgente fu irregimentata in una galleria sotterranea e convogliata in un pozzo a cui si poteva attingere attraverso un meccanismo a contrappesi detto a “cicogna”.

Nel 1925 furono svolti anche diversi lavori che consentirono una maggiore razionalizzazione degli edifici produttivi del fondo.

Le terre della Mottava continuano ancora oggi a produrre un ottimo prodotto agrumicolo derivante da un’attenta coltivazione biologica, mentre la torre e la masseria, sin dalla metà degli anni ’90, ospitano un’attività ricettiva.

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