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Feudo dell’Isola della Maddalena o di Santa Lucia ?

di Marco Monterosso
santa lucia

Tutti i siracusani conoscono la cosiddetta “isola” quella grande lingua di terra che, dirimpettaia ad Ortigia, cinge in modo naturale il porto grande di Siracusa, rendendolo da millenni un rifugio sicuro per i naviganti. In quei luoghi, in un terreno di circa 96 ettari di proprietà del comune di Siracusa, definito da più parti “ex feudo Santa Lucia”, è in corso l’iter di finanziamento di un progetto di “tutela e salvaguardia del territorio, ottimizzando la fruizione turistica secondo criteri di sostenibilità ambientale”.

Tuttavia il riferimento in quei luoghi ad un feudo denominato di Santa Lucia lascia quantomeno perplessi poiché almeno toponomasticamente appare accertato che “Tale penisola è cosi chiamata in quanto lì, nel periodo normanno, venne edificata una chiesa in onore di Santa Maria Maddalena. (A. Vittorio, Toponomastica del territorio siracusano, 1986)

Seppur la chiesetta rupestre della Maddalena potrebbe risalire al VIII-IX secolo appare probabile che questa fosse, durante l’età normanna, il centro di aggregazione di un piccolo insediamento rurale li esistente. Ciò è confermato da una bolla del 1168 di Papa Alessandro III, in cui erano elencate le città e i luoghi soggetti all’autorità del vescovo siracusano, che riporta la presenza a Siracusa di un “casale di S. Maria Magdalena”. (R. Pirri, Sicilia sacra, 1644-47) Gran parte di questi villaggi rurali aperti, definiti nella terminologia del tempo “casali”, si spopolarono nel corso del XIII secolo, tuttavia, ancora agli inizi del XIV secolo, la chiesa della Maddalena appare citata tra quelle soggette alle decime ecclesiastiche del 1308-1310. (P. Sella, Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Sicilia, 1944)

Feudo dell’Isola della Maddalena o di Santa Lucia ?In quello stesso periodo visse come eremita alla Maddalena, Federico Campisano, li morto nel 1335 e cosi ricordato in una testimonianza, durante il processo di canonizzazione: “Io so del Beato Federico Campisano quanto sto per dire. Esso fu di nobile famiglia di questa città e visse da romito nella chiesa di S. Maria Maddalena di là dal nostro porto. Così pieno di meriti, illustre per miracoli morì in detta chiesa della Maddalena ed allora suonarono miracolosamente da sé le campane di Siracusa, per qual prodigio sorpresi i cittadini furono finalmente avvisati della morte del Beato Federico. (P. Magnano, L’eremitismo irregolare nella diocesi di Siracusa, 1983)

Nella prima metà del trecento è probabile che anche le terre che erano state “de ecclesiae Sanctae Mariae Magdalenae” finirono nelle disponibilità dell’Università di Siracusa. Secondo un diploma trascritto nel “libro dei privilegi della città di Siracusa”, re Federico III (1295-1337) concesse infatti alla città due località, una denominata “Isola” e l’altra “Pantano”. Questi feudi, che già re Pietro II (1337-1342) concesse di poter concedere in gabella, determinavano un utile per le casse cittadine tuttavia, secondo Tommaso Gargallo, nel corso del Cinquecento la città era talmente indebita da essere costretta ad alienare dapprima il feudo dell’Isola, nel 1533, e poi quello del Pantano nel 1655. (T. Gargallo, Memorie patrie per lo ristoro di Siracusa, 1791)

Per quanto riguarda il feudo dell’Isola, in attesa di poter reperire l’atto di vendita cinquecentesco possiamo risalire ad alcune informazioni su tale compravendita da una lite giudiziaria del 1843, presso la Corte dei Conti di Palermo, “tra la Contessa D. Anna Gaetani, nata Montalto, e il di lei coniuge D. Onorato Gaetani autorizzante, e D. Marianna Vitale, qual’erede beneficiata del fu cavaliere D. Antonio Montalto Barone di Milocca, attori, e il Comune di Siracusa, convenuto, relativamente al dritto di cavar pietre nell’ ex-feudo dell’Isola di S. Maria Maddalena, di pertinenza degli eredi del detto Barone Milocca”

Vista la legge di scioglimento degli usi civici e considerato che sulle terre dell’ex feudo della Maddalena i cittadini siracusani vantavano il diritto di “cavar pietre e di cuocer calce” l’intendente di Noto (allora capoluogo di provincia), con suo deliberato del 3 novembre 1842, aveva infatti disposto di riassegnare al comune di Siracusa, a titolo di risarcimento, 1/3 delle terre alienate. Secondo gli atti prodotti l’ex feudo dell’Isola, esteso 302 salme (circa 527 ettari), era concesso, in due “partite”, per il censo annuo di 318 Onze mentre 74 salme (circa 129 ettari) erano possedute dai Montalto-Gaetani, eredi del barone di Milocca, Giovanbattista Montalto, che le aveva acquistate dall’Università di Siracusa con atto del 19 giugno 1519. Con ulteriore atto del 28 ottobre 1555, il nipote Giuseppe Montalto aveva acquisito anche il “diritto di ricompera” che la stessa città si era precedentemente riservata. È probabile dunque che il feudo della Maddalena nella prima metà del Cinquecento fu ceduto suddividendolo in almeno tre lotti.

Ritornando alla vertenza presso la Corte dei Conti nel 1843 sappiamo che questa confermò il deliberato della commissione dell’intendenza, che riconosceva il diritto del Comune di Siracusa, riducendo però la compensazione ad un 1/4 delle terre concesse. Dunque l’attuale proprietà comunale di circa 96 ettari, ancor oggi esistente all’interno della penisola Maddalana, deriva forse proprio da quella sentenza ? Se così fosse perché tali luoghi chiaramente identificati come “ex-feudo dell’Isola di S. Maria Maddalena” vengono oggi chiamati di Santa Lucia ?  La questione merita certamente, maggiori approfondimenti.

 

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