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Cna Fita siracusa

Autotrasportatori, apertura del governo alle rivendicazioni della categoria

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Riguardano il caro carburante, dalla clausola del fuel surcharge e dalle misure per il trasporto insulare

Accordo raggiunto oggi tra le associazioni aderenti a Unatras e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Cna Fita Siracusa esprime soddisfazione per l’apertura del Governo sulle principali rivendicazioni della categoria, a partire dal caro carburante, dalla clausola del fuel surcharge e dalle misure per il trasporto insulare.

“Siamo particolarmente soddisfatti che il MIT abbia riconosciuto la specificità del trasporto nelle isole – afferma Francesco Lombardo presidente Cna Fita Siracusa – e si sia impegnato a tenerne conto negli interventi in corso di definizione.

Per chi opera in Sicilia – prosegue – questa non è una questione astratta: è la realtà quotidiana di imprese che affrontano costi strutturalmente più elevati, infrastrutture spesso inadeguate e condizioni di mercato che penalizzano sistematicamente chi ha sede e opera al di fuori del continente.

In questo contesto Siracusa – aggiunge -rappresenta uno dei poli più strategici dell’intera filiera energetica e della logistica nazionale, un crocevia di prodotti non solo petroliferi ma di tutte le merci in entrata ed uscita dal più grande porto siciliano.

Sugli autotrasportatori pesa il costo del carburante sui bilanci aziendali, la difficoltà di trasferire i costi variabili ai committenti, la necessità di traghettare merci e mezzi per raggiungere i mercati del nord”.

Accolta con favore la conferma delle risorse per il sea-modal shift, che potranno avere ricadute concrete per un sistema portuale come quello di Augusta, tra i più grandi del Mediterraneo.

Infine, la richiesta al Governo “che gli impegni assunti oggi si traducano rapidamente in misure operative e che, nella fase di definizione degli interventi, la specificità del trasporto insulare — e di Siracusa in particolare — sia trattata non come un caso marginale ma come un paradigma delle distorsioni strutturali che penalizzano il Mezzogiorno e le realtà produttive più esposte ai costi della dipendenza energetica e della periferia geografica”.

 

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