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economia di prossimità

“Artigianato & Commercio: erosione strutturale”: nuova rapporto del Centro studi Cna VIDEO

L’analisi incrocia i dati istituzionali (Istat, Inps, Unioncamere/InfoCamere, Banca d’Italia) con una rilevazione diretta su 116 imprese del territorio

Compressione cronica: è questa la diagnosi del nuovo studio del Centro Studi Cna Siracusa “Artigianato &Commercio: erosione strutturale”, presentato questa mattina alla presenza della presidente territoriale Rosanna Magnano, del segretario Gianpaolo Miceli e del responsabile del Centro Studi Elio Piscitello.

Alla presentazione è seguito un dibattito tra la presidente Magnano, il Presidente di Cna Sicilia Filippo Scivoli moderato dal giornalista Carmelo Miduri.

Il rapporto analizza sei anni di dati (2019–2025) su struttura d’impresa, dinamica e qualità del lavoro nelle attività di commercio e artigianato della provincia di Siracusa.

L’analisi incrocia i dati istituzionali (Istat, Inps, Unioncamere/InfoCamere, Banca d’Italia) con una rilevazione diretta condotta su 116 imprese del territorio, costruendo per la prima volta un Barometro dell’economia di prossimità composto da due indici complementari: l’Indice Strutturale (IS) e l’Indice di Fiducia delle Imprese di Prossimità (IFIP).

Il vero arretramento è nel commercio al dettaglio con la perdita di 904 negozi in sei anni – da 6.033 a 5.129 unità – con una contrazione del 15,0%, superiore alla media siciliana (−4,8%) e nazionale (−9,4%).

Qui il saldo volontario resta negativo (−1.020), a conferma che si tratta di attività davvero uscite dalla rete commerciale, non di pulizia anagrafica. Il fenomeno è diffuso a scala provinciale: 20 comuni su 21 registrano un calo del commercio al dettaglio.

L’impatto economico stimato di questa perdita è significativo: tra i 270 e i 450 milioni di euro di fatturato non più generato sul territorio, e tra i 44 e i 60 milioni di valore aggiunto perso.

Le imprese della provincia di Siracusa si caratterizzano per una dimensione media molto ridotta: 2,8 addetti per impresa contro 3,6 della media nazionale. Il commercio rappresenta il 25,8% del totale delle imprese provinciali (una su quattro), seguito dall’agricoltura (19,7%) e dalla manifattura (8%).

Le imprese artigiane attive sono 5.363 e si concentrano in tre comparti – costruzioni (33%), manifatturiero (21%) e servizi alla persona (18%) – che insieme valgono il 72,4% del totale.

Un elemento di preoccupazione strutturale riguarda il ricambio generazionale: l’81,2% delle imprese intervistate non ha un piano di continuità o di successione. Senza un erede o qualcuno che rilevi l’attività, la piccola impresa esce dal mercato con il titolare.

Anche se cresce l’occupazione, il 79,6% delle assunzioni programmate per il 2025 è a tempo determinato, contro il 59,9% della media nazionale con il tempo indeterminato fermo all’8,9%.

Sul fronte delle retribuzioni, il gap con il resto d’Italia è netto: nel commercio, una giornata di lavoro vale mediamente 69 euro a Siracusa contro 99 euro in Italia (dato maschile), con una differenza di oltre 7.000 euro l’anno. Il divario retributivo di genere è il più ampio della regione: le donne guadagnano in media 62,9 euro ogni 100 guadagnati dagli uomini.

I segnali di pressione finanziaria sulle imprese sono inequivocabili. La riscossione coattiva è quasi raddoppiata in due anni: +94,8% per gli artigiani, +86,5% per i commercianti. Il 23,0% dei Durc è irregolare (contro il 16,2% nazionale) e quasi un’impresa su quattro risulta in posizione contributiva non regolare. Il credito alle imprese con meno di 20 addetti si è ridotto del 7,0%.

Lo studio si chiude con cinque raccomandazioni operative: capitalizzazione delle microimprese: bandi FESR e fondi per il credito tramite Confidi con quote a fondo perduto; misure per la crescita dimensionale; intermediazione formale del lavoro: rilancio dei Centri per l'impiego, eventi di incontro domanda-offerta, apprendistato di primo livello; formazione tecnica e competenze: FSE+ per la formazione continua, con coinvolgimento delle imprese nella progettazione dei percorsi; stabilizzazione contrattuale: decontribuzione Sud per le PMI; bonus strutturali per assunzioni stabili di under-35 e donne; contrasto al diradamento del commercio di vicinato: agevolazioni sui tributi locali (IMU, TARI, canone unico); incentivi per il riuso dei locali sfitti; attivazione dei
Distretti del Commercio (L.R. 13/2022, art. 12).

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