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Rischia di perdere coloro che per 4 anni sono stati mamma e papà: la battaglia di una bimba di 7 anni

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Un decreto del Tribunale per i minorenni di Catania ha deciso, nell’ambito di una pratica di ricongiungimento, il suo trasferimento in una famiglia ponte per poi affidarla alla madre biologica

A soli 7 anni rischia di perdere le persone che l’hanno accompagnata, curata e seguita per 4 anni e che per lei ormai sono “famiglia”.

Questa è la storia di una bambina che vive a Siracusa, ormai diventata la sua città, e che sta vivendo giornate di grande ansia.

La bimba, in affido preadottivo, ad una coppia siracusana, infatti, è al centro di una pratica di ricongiungimento familiare con la madre biologica, che lei rifiuta con tutte le sue forze e che non è disposta ad accettare passivamente.

Il Tribunale per i Minorenni di Catania ha disposto il suo trasferimento in una famiglia ponte in una località segreta, concedendo alla famiglia collocataria, nel frattempo revocata, solo due telefonate settimanali, in vista di un successivo e graduale riavvicinamento.

Due telefonate settimanali a fronte di una quotidianità che sin qui ha rappresentato la normalità per la piccola.

Sabato scorso il primo atto con il tentativo di esecuzione del provvedimento di “consegna” ai Servizi sociali, nella sede di via Italia, 105. Per circa 10 ore la bambina si è opposta, rifiutandosi di scendere dall’auto, opponendo una strenua resistenza e manifestando chiaramente il proprio rifiuto ad allontanarsi da coloro che lei ritiene essere la sua mamma e e il suo papà.

Alla fine il provvedimento non è stato eseguito. Questa mattina un nuovo tentativo, stavolta in Questura. Anche qui la bambina si è rifiutata di scendere dall’auto, attaccata alla sua mamma, mentre il papà, accompagnato dall’avvocato interloquiva con le autorità.

Anche oggi il provvedimento non è stato eseguito, ma è solo rimandato nelle modalità che, chi di competenza, riterrà più opportune.

“Sembrebbe – commentano persone vicine alla famiglia – che si sia perso di vista l’interesse primario, quello del benessere della bambina, sacrificata sull’altare di un ricongiungimento voluto da adulti e da essi imposto”.

A ciò si aggiunge la condizione di salute della bimba che sta seguendo un trattamento importante per la sua vita futura e che rischia di dover interrompere: la piccola infatti vuole essere accompagnata in ospedale solo da coloro che considera mamma e papà, ma che la legge ha  indicato freddamente finora come i “collocatari” e adesso neanche più così.

Nonostante ciò, da parte della famiglia siracusana non c’è mai stato un atteggiamento di rifiuto al ricongiungimento: sono state avanzate delle proposte di integrazione e gradualità che tutelassero in primis la bambina. Ma una dopo l’altra, le diverse proposte, sono state rispedite al mittente.

E’ evidente che, a questo punto, si invocano interventi da parte di autorità competenti utili a per bloccare l’esecuzione del provvedimento, per riconsiderare tutta la situazione  e ascoltare la bambina e le sue necessità.

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