Imperativo costruire un’alleanza larga e concordare un programma snello, che risponda alle esigenze più sentite dalle persone
Primarie sì, primarie no per scegliere la leadership del centrosinistra: l’intervento di Salvo Baio che tira simpaticamente le orecchie ai protagonisti.
“Secondo voi se il Partito comunista di Enrico Berlinguer avesse deciso di fare le primarie per scegliere il candidato premier, quanti dirigenti, quanti sindaci, quanti parlamentari si sarebbero detti contrari il giorno dopo o un mese dopo?
Forse nel Pci di allora decideva per tutti il segretario? Niente affatto, sarebbero stati convocati gli organismi dirigenti del partito per fare un’approfondita analisi, ci sarebbe stata un’ampia discussione, dopodiché si sarebbe presa una decisione e quella sarebbe stata la decisione del Pci.
Nel Pd di oggi non c’è una posizione ufficiale decisa dalla direzione nazionale. Per sapere se la Schlein dirà di sì alle primarie bisognerà aspettare il suo comizio finale alla festa dell’Unità. In quella occasione, di fronte al popolo dem, la segretaria del Pd dirà: ai gazebo, ai gazebo.
Nel frattempo, un giorno sì e l’altro pure fioccano sui giornali e sulle tv le contrastanti dichiarazioni di dirigenti e parlamentari del Pd (ma anche degli altri partiti e movimenti del centrosinistra) e tra me e me mi chiedo: sarebbero questi i “testardamente unitari”?
Per non parlare delle amenità che vengono dette, sempre a proposito delle primarie, nei talk show da sedicenti politologi secondo cui fare le primarie sarebbe un disastro ma non farle sarebbe una sciagura.
Escludendo le primarie, qual è il modo migliore per scegliere nella situazione data e con l’accordo di tutti il candidato alla premiership? Con una stretta di mano, col sorteggio, col bacio in fronte?
Ometto per pudore i consigli di quanti dicono che o la Schlein o Conte o tutt’e due dovrebbero fare un passo indietro. E chi farebbe un passo avanti?
Sarò un nostalgico di quando c’erano i partiti, di quando c’era la politica, ma non capisco come nel centrosinistra non ci si renda conto dell’urgenza di scegliere il leader della coalizione, di costruire un’alleanza larga, evitando il percorso a tappe: prima i quattro della foto al ristorante e poi gli altri. E soprattutto di concordare un programma snello, che risponda alle esigenze più sentite dalle persone (contrasto al carovita, alla precarietà del lavoro, rilancio della sanità pubblica, interventi per ridurre le diseguaglianze e per dare nuove prospettive ai giovani, eccetera).
Detto tutto questo, il messaggio più diretto ed efficace sul piano comunicativo, ma anche politico, mi sembra quello su cui insiste Matteo Renzi: attenti a non regalare con le nostre divisioni altri cinque anni ad un governo delle destre e 7 anni di presidenza della Repubblica a Giorgia Meloni. Non so voi, ma io lo condivido”.
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