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Politica del verde a Siracusa bocciata da Natura Sicula

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Fabio Morreale: “La gestione appare priva di una visione agronomica coerente”

“A Siracusa la gestione del verde pubblico appare priva di una visione agronomica coerente. Destinare
10 mila euro alla piantumazione si rivela inutile se si confondono gli arbusti con gli alberi”.

A dirlo è Fabio Morreale di Natura Sicula: “In un’era di crisi climatica – spiega – la scelta delle essenze non può rispondere a meri criteri estetici: le temperature torride delle ultime estati imporrebbero il ricorso a specie capaci di mitigare l’isola di calore, filtrare gli inquinanti e preservare la biodiversità.

L’ostinata preferenza per l’esotico a discapito dell’autoctono, che garantirebbe resilienza e identità botanica – aggiunge – è il segno di una incapacità amministrativa che sta producendo tanti danni”.

Morreale porta ad esempio di scelte ritenute sbagliate la messa a dimora dell’Acero di monte nel parcheggio Damone, così come l’assenza di una strategia contro il punteruolo rosso, i cui focolai non isolati hanno decimato le palme cittadine.

“Anche la nuova Piazza Euripide – insiste – è l’emblema di questo fallimento: confinate ai margini specie alloctone come Jacaranda e Callistemon, il cuore dello spazio rimane una distesa di cemento accecante, priva di ombra e incapace a far drenare l’acqua. Il degrado del giardino di Villa Reimann e la cronica assenza di alberature lungo la pista ciclabile costiera, dopo un quarto di secolo, non riescono a completare gli esempi di una politica verde del tutto fallimentare”.

Desta seria preoccupazione, secondo Morreale,  il progetto di ampliamento e trasformazione del Bosco delle Troiane in “Archeoparco”. L’iniziativa del bosco, nata dalla resilienza dei volontari e fondata su una rigorosa riforestazione urbana con sole specie autoctone, rischia oggi di essere snaturata dall’intervento comunale.

Questa cronica mancanza di inversione di tendenza – conclude l’esponente di Natura Sicula – è figlia di un vuoto culturale e strutturale: negli uffici mancano figure qualificate come agronomi, botanici o naturalisti, mentre l’avvicendamento frenetico degli assessori impedisce qualsiasi programmazione seria a lungo termine”.

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