Lo scenario e le proposte per un nuovo modello di sviluppo
La provincia di Siracusa è prima per crescita del Pil (+44,7% tra il 2019 e il 2025) e 106ma per qualità della vita: da questa discrepanza nasce l’idea da parte del Centro Studi Cna di Siracusa di stilare uno studio, coordinato dall’avv. Elio Piscitello, che spieghi quello che viene definito il “paradosso siracusano”.
Lo studio indica che la crescita è trainata dal polo petrolchimico, che produce il 70% del valore aggiunto manifatturiero ma impiega solo il 6,8% degli occupati. La maggioranza dei lavoratori è impiegata con contratti a termine (68,3% contro il 34,2% nazionale) e le retribuzioni, come in larga parte del mezzogiorno, inferiori alla media italiana (€455/settimana nei servizi, -21% rispetto all’Italia).
Il dualismo retributivo è marcato, con forti disparità tra settori e un significativo gender gap (le donne guadagnano il 25% in meno degli uomini, fino al 37% nel privato).
Dall’analisi emerge che la provincia è in piena transizione demografica negativa: tra il 2011 e il 2025 ha perso oltre 17.000 residenti (-4,3%). Siracusa è ultima in Italia per laureati tra i 25 e i 39 anni e presenta un tasso di Neet (giovani che non studiano e non lavorano) del 33,7%, più del doppio rispetto alla media nazionale.
La disoccupazione giovanile è al 48,7% (contro il 21,1% nazionale) e la fuga dal territorio dei laureati Stem raggiunge il 32%.
Il sistema di welfare eroga €1,43 miliardi annui in prestazioni pensionistiche, pari al 17,1% del valore aggiunto provinciale, ben superiore alla media nazionale. Il rapporto attivi/pensionati è 1,44, con una proiezione di 1,28 nel 2030″.
Nonostante le criticità, però, secondo la Cna Siracusa dispone di risorse strategiche: turismo in crescita, patrimonio Unesco, potenziale ambientale e progetti innovativi come l’Hub dell’idrogeno verde.
“Non possiamo accettare – afferma Rosanna Magnano, presidente territoriale Cna Siracusa – che la crescita economica resti confinata a pochi settori e non si traduca in benessere diffuso.
Opereremo per un cambio di paradigma: serve una strategia che metta al centro le persone, le imprese e il territorio lavorando su azioni specifiche tanto nell’area sociale quanto per micro e Pmi”.
“Il nostro tessuto produttivo è ricco di potenzialità – aggiunge Gianpaolo Miceli, segretario Cna Siracusa – ma soffre di precarietà, bassi salari e fuga di giovani talenti. È urgente intervenire con misure concrete per sostenere le Pmi, favorire l’occupazione stabile e ridurre i divari di genere e generazionali.”
Queste le direttrici di intervento tracciate da Cna per uscire fuori da questo paradosso: prevedere agevolazioni mirate alle Pmi come incentivi fiscali su investimenti a misura di micro impresa anche con target innovativi oltre a confermare sgravi contributivi per le imprese che investono in contratti stabili, formazione e innovazione.
Allo stesso tempo è utile la riduzione dei tributi locali per le aziende che superano determinate soglie di occupazione stabile e parità di genere.
Cruciale anche l’accesso facilitato al credito con il sistema dei Confidi e a misure stabili per la digitalizzazione e la transizione green, con priorità alle micro e piccole imprese.
Occorre poi un vero programma di area sociale per il territorio con programmi di inserimento lavorativo qualificato e incentivi al rientro dei giovani laureati, una connessione sempre più forte tra scuola e piccola impresa come Cna sta facendo un apposito protocollo nazionale.
Occorre stabilizzare politiche attive per l’occupazione femminile: sostegno all’imprenditoria rosa, servizi per la conciliazione vita-lavoro (asili nido, sportelli unici sociosanitari), monitoraggio trasparente dei gap retributivi.
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