Il capoluogo etneo è terzo in Irtalia per ore perse nel traffico: ben 103 all’anno
“Catania è oggi la terza città italiana per ore perse nel traffico: oltre 103 ore all’anno trascorse in auto da ogni automobilista. La città inoltre è tra le prime in Italia quanto a numero di automobili per abitante”.
Così Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, che aggiunge: “Ma il problema è ancora più profondo: Catania sta pagando il prezzo del collasso della propria tangenziale, l’unico corridoio continuo che collega Messina con Palermo, Siracusa e Ragusa”.
Pistorio prosegue: “Si tratta di un’arteria regionale, non solo urbana. Eppure opera stabilmente oltre la capacità di progetto, con flussi che, nelle ore di punta, superano i 40.000 veicoli per direzione, con enormi danni per le economie dell’intero settore orientale dell’Isola e per i residenti”.
Il paradosso, a detta della Fillea Cgil Sicilia, è ormai evidente: “I navigatori satellitari – spiega Pistorio – per evitare la tangenziale congestionata, indirizzano chi proviene da Messina verso la circonvallazione di Catania. Quando anche questa si satura, suggeriscono addirittura di attraversare il centro urbano. Il traffico di attraversamento regionale viene così scaricato dentro la città”.
E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: “Congestione cronica e paralisi quotidiana – elenca Pistorio – aumento delle emissioni di CO₂ e polveri sottili; danni alla salute pubblica; maggiore incidentalità; costi economici enormi per famiglie e imprese”.
Gli fa eco Vincenzo Cubito, segretario generale della Fillea Cgil Catania: “Non possiamo accettare che Catania diventi il tappo infrastrutturale della Sicilia orientale. Oggi il traffico regionale attraversa la città perché manca un’alternativa strutturale. È una situazione insostenibile per l’ambiente, per la salute dei cittadini e per l’economia del territorio.”.
Da qui la necessità ribadita dalla Fillea Cgil di realizzare una nuova tangenziale, capace di separare definitivamente il traffico di attraversamento da quello urbano e di restituire vivibilità alla città.
“Quando si blocca Catania – concludono Vincenzo Cubito e Giovanni Pistorio – si blocca la Sicilia orientale e si rallenta l’intero sistema economico dell’Isola. Parliamo di merci che non arrivano, imprese che perdono competitività, lavoratori che pagano il prezzo più alto. Senza una nuova infrastruttura strategica, la Sicilia continuerà a scontare un ritardo che pesa su sviluppo, occupazione e coesione territoriale”.
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