La riflessione parte dalle dichiarazioni del ministro Nordio che parla “blasfemia” a seguito delle critiche dei magistrati
Si infiamma il dibattito sulla riforma della giustizia. Vi proponiamo di seguito l’intervento di Salvo Baio che parte dalle dichiarazioni del ministro Nordio a seguito delle critiche dei magistrati.
“La blasfemia è sinonimo di bestemmia, di parola ingiuriosa secondo l’origine greca. La continenza è un termine usato per indicare l’esigenza di moderare le parole. Il ministro della Giustizia, Nordio, di fronte al susseguirsi di critiche, anche roventi, dei magistrati alla cosiddetta riforma della giustizia e all’incalzare delle obiezioni sulle sue vere finalità, ha perso la pazienza e le ha tacciato di blasfemia.
Dunque, sarebbe una bestemmia, un’ingiuria obiettare che sotto sotto la separazione delle carriere sia l’anticamera del controllo politico dei pubblici ministeri.
E’ vero che la legge non fa alcun cenno alla possibilità che i Pm possano essere assoggettati al governo, ma allora bisogna spiegare cosa voleva dire il leader di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, quando, nei giorni scorsi, ha dichiarato che “la separazione delle carriere non basta” e che bisogna svincolare “la polizia giudiziaria dalla sottoposizione ai Pm”?
L’inaugurazione dell’anno giudiziario, da Roma a Milano, da Genova a Palermo, da Torino all’Aquila ha dato voce al dissenso e alle preoccupazioni dei magistrati per gli effetti destabilizzanti che la legge di riforma, voluta dal Governo Meloni, potrebbe avere sull’assetto costituzionale. In gioco c’è l’indipendenza della magistratura, pilastro della nostra Costituzione e dello Stato di diritto.
Il presidente della Corte d’appello di Milano, Giuseppe Ondei, ha fatto notare come la legge di riforma parta da un presupposto infondato secondo il quale “i giudici oggi non sono sufficientemente terzi e imparziali perché sarebbero appiattiti sui pubblici ministeri”. Come dire che la separazione delle carriere ha i piedi d’argilla.
Nel mirino dei magistrati c’è l’ elezione mediante sorteggio del CSM che è l’organo di autogoverno della magistratura: negare ai magistrati il diritto di scegliere i propri rappresentanti è un atto lesivo della democrazia rappresentativa. In Italia non c’è ordine professionale che non elegga mediante il voto diretto i propri organismi di direzione: dall’Ordine dei medici, all’Ordine dei commercialisti, all’Ordine degli avvocati.
Sull’indipendenza della magistratura, molto efficaci sono state le considerazioni del presidente della Corte d’appello di Roma, Giuseppe Meladiò. “Ridurre i tanti interrogativi sulla giustizia – ha detto – alla formula dell’invasione di campo dei giudici è fuorviante in quanto lascia intendere che vi possa essere una democrazia effettiva senza una magistratura indipendente”.
“Fuorviante”? “Io mi sarei aspettata un appello a tutti a stare nei propri ruoli”, ha tuonato la dottoressa Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio. “Imparino la continenza”. Quale miglior elogio della “continenza”?
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